Palermo: ricordate le vittime di mafia

Trabunella: “Giovanni Falcone ricordava tutti i rapporti di parentela e affinità dei detenuti, tanto che spesso mi sono avvalsa della sua collaborazione”

mafiaGiovanni Falcone ricordava tutti i rapporti di parentela e affinità dei detenuti, tanto che spesso mi sono avvalsa della sua collaborazione”. È il ricordo di Gandolfa Trabunella, direttrice del carcere Ucciardone da marzo 1991 a novembre 1993, nel corso del convegno intitolato “Carcere, città e giustizia nel quarantennale dell’ordinamento penitenziario e nell’anno del verdetto di Strasburgo”. La ex direttrice Trabunella è stata poi trasferita al Dap dopo essere finita nel mirino di cosa nostra. Di quel periodo ricorda la convocazione in prefettura dopo la notizia del brindisi dei boss detenuti tra le sbarre dell’Ucciardone in seguito alla strage di Capaci, lo “sgomento per la ferocia inaudita del massacro e lo sguardo perso nel vuoto del giudice Paolo Borsellino”. Il convegno itinerante che questa mattina è iniziato a Palermo, al carcere Ucciardone, proseguirà fino a domani sera in diverse tappe, tra Palazzo delle Aquile, tribunale e Palazzo Steri. L’iniziativa è organizzata dal coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza (Conams) nell’ambito del progetto europeo “Prisoners litigation network”, in collaborazione con l’Anm, l’Università e il Comune di Palermo, e un cartello di 25 associazioni. Dopo un saluto del capo del Dap, Santi Consolo, e di Rita Barbera, attuale direttrice del carcere Ucciardone, è stata deposta una corona di fiori in ricordo di tutte le vittime della mafia nell’atrio della casa circondariale, ai piedi di una lapide in ricordo di Giuseppe Montalto, l’agente ucciso dalla mafia a Trapani, il 23 dicembre 1995. Poi lo spettacolo teatrale “Il fantasma dell’Ucciardone, storie, cunti e testimonianze” con Salvo Piparo e Costanza Licata. Nel corso della mattinata sono stati ricordati alcuni episodi entrati a far parte anche della memoria storica dell’Ucciardone: dal caffè avvelenato di Gaspare Pisciotta, alla messa officiata nel 1984 dal cardinale Pappalardo e disertata dai detenuti, fino ai quadri di Luciano Liggio. “Mi aveva convinto a dargli delle lezioni. In pratica, o dicevo sì o dicevo sì”, ha ricordato nel corso del suo intervento Alessandro Bronzini, pittore e “maestro” di Liggio. E, ancora, il ricordo della lettera indirizzata nel natale del 1992 da don Pino Puglisi ai detenuti di Brancaccio e ricordata da Rosaria Cascio, ex allieva del sacerdote ucciso dalla mafia, oggi insegnante e referente dell’associazione “Si, ma verso dove?”. All’iniziativa della mattina erano presenti, tra gli altri, il questore di Palermo, Guido Longo, il sindaco, Leoluca Orlando, Antonio Scaglione, vicepresidente Csm militare, figlio del procuratore di Palermo, Pietro, primo magistrato ucciso dalla mafia.