Anche Messina vuole “rivoltare l’Italia”: le macerie del centro-destra e la sfida di Martino

L’ex ministro propone la strategia per uscire dal guado: occorre ritrovare lo spirito del ‘94

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

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Ricostruire il centro-destra non sarà né un’operazione semplice, né un processo breve. La svolta renziana del Partito Democratico, piaccia o meno alla minoranza interna, ha di fatto eroso il terreno elettorale dei movimenti d’ispirazione liberale. Il dato della Valle d’Aosta, il 4% di Forza Italia laddove – cinque anni addietro – aveva conquistato il 22% dell’elettorato, più che essere un campanello d’allarme rappresenta un autentico de profundis. Si è chiusa un’era, è finita una stagione e per recuperare gli elettori non basta trasformare il Pdl in Forza Italia e poi magari in Partito Repubblicano. Serve una trasformazione organica.

Il popolo delle partite Iva, gli esercenti, i commercialisti, gli imprenditori guardano oggi con fiducia ad un Esecutivo giovane, costituito da rottamatori che hanno il merito di aver mandato a casa una generazione di Padri Eterni, certi di avere avuto sempre la ragione in tasca, a dispetto della stagnazione economica dello Stivale.

foto LaPresse

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Berlusconi può vantare a buon diritto la primogenitura di certi temi, dalla lotta alla burocrazia alla riforma costituzionale. Nondimeno Renzi riesce, in questo frangente storico, a declinare le medesime battaglie con maggiore credibilità. Non è un dato da poco. Immaginare che un Berlusconi ottantenne possa improvvisamente tornare in auge con qualche colpo di teatro è surreale: l’età avanza per tutti.

Se la rincorsa al salvinismo sembra una manovra disperata, un’operazione che prosciugherà ulteriormente le risorse del centro-destra moderato, la prospettiva fittiana della dissidenza, della creazione di un nuovo polo attorno a Tosi, Passera e chi più ne ha più ne metta, non sembra elettoralmente vincente. Se ci fosse un Nanni Moretti di destra, salirebbe sul palco, guarderebbe i presunti leader con fare impietoso e commenterebbe rassegnato “con questi qui non vinceremo mai”.

La pattuglia del centro-destra-che-verrà guarda a Montecitorio con evidente strabismo: a loro giudizio sarebbe stato il Patto del Nazzareno l’origine di tutti i mali. Pretendono, pertanto, un’opposizione più dura, chiassosa, decisa nel solleticare la pancia dell’elettorato. E’ una strategia suicida, se è vero com’è vero che alla maggioranza silenziosa interessa portare a casa le riforme: come si può attaccare il Governo sulla #buonascuola utilizzando la stessa retorica della Cgil? Qualcosa non torna.

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

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Renzi ha una straordinaria capacità comunicativa ed un bagaglio di fortuna davvero esasperante: nemmeno nei suoi sogni il Principe fiorentino avrebbe potuto immaginare un’opposizione tanto variopinta e così poco credibile. Landini, Grillo, Vendola e la Lega rappresentano carte non spendibili nel consesso europeo, non a caso – sia pur con toni e sfumature differenti – essi incarnano istanze euro-scettiche. E senza il via libera delle cancellerie continentali governare un’Italia col debito pubblico corrente è tecnicamente impossibile, al netto delle scempiaggini da campagna elettorale. Qualcuno urlerà e strepiterà che la sovranità nazionale viene prima: per ulteriori chiarimenti in materia chiedere a Tsipras, campione ante litteram dell’autonomia.

Il centro-destra, come da previsione montanelliana, rischia insomma di sparire dall’atlante geografico della politica italiana e questo scenario si consumerebbe proprio mentre in Occidente spira un vento conservatore, dalla Spagna di Rajoy all’Inghilterra di Cameron. Il problema è che il dinamismo mediatico del premier ha costretto in un angolo la vecchia classe dirigente di FI, protagonista nei talk show per il livore contra personam che un tempo caratterizzava l’Armata Brancaleone dell’Ulivo. E’ in questo frangente che le iniziative per rianimare il corpo morto della destra italiana si susseguono sottotraccia. L’ultima, in ordine di tempo, viene dall’ex ministro Antonio Martino. Già candidato al Quirinale del Cavaliere, Martino ha lanciato l’appello “Rivolta l’Italia” per riscoprire lo spirito del ’94.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

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Il Centro Destra deve tornare ad essere un’Idea e non una Parte, un progetto nazionale che unisca tutti” si legge nel manifesto fondativo. Perché, a giudizio dei promotori, il popolo di centro-destra, ammesso che sia sopravvissuto, “non chiede che l’esistente sia gestito, ma che sia cambiato: un’Italia più libera e meno statalista, più spazio per le libere scelte personali, meno fisco, meno burocrazia, meno divieti, meno restrizioni e meno sprechi“. E’ l’incipit di una chiamata alle armi di tipo programmatico, un tassello nel mosaico dell’informazione online che vuole penetrare nel territorio e trovare – fra gli amministratori locali – la propria eco. Come questa scala di valori debba essere declinata resta un mistero. Per adesso ci sono firme importanti che supportano il progetto: da Carlo Pelanda ad Arturo Diaconale, da Francesco Perfetti a Marco Mele, da Cristina Missiroli all’amico Andrea Mancia.

Anche a Messina, in una città dove il centro-destra – forza ampiamente maggioritaria – rischia paradossalmente l’estinzione,  il comitato Rivolta l’Italia ha lanciato la sua sfida. Si punta a ritrovare un nucleo di professionisti, studenti e cittadini che possano aderire alla mission della neonata realtà. O si cambia o si muore. Strano a dirsi per i conservatori.