Messina, operazione Campus. La ndrangheta non c’entra: cade l’impianto accusatorio, ma arrivano sei condanne

Dopo due anni di dibattimento, ieri sera è arrivata la sentenza

Tribunale-di-MessinaNella serata di ieri il tribunale di Messina ha emesso la sentenza del processo scaturito dall’operazione Campus. La Corte, presieduta dal giudice Massimo Micali, ha sostanzialmente fatto cadere gran parte dell’impianto accusatorio, negando i rapporti fra criminalità organizzata e istituzioni accademiche alla base della presunta compravendita di voti.

Domenico Montagnese, in tal senso, è stato condannato a 10 anni per i soli fatti relativi all’usura e altri 5 anni di reclusione sono stati comminati a Massimo Pannaci. Pene più lievi per Salvatore D’Arrigo (3 anni e 8 mesi), Marcello Caratozzolo (2 anni e 8 mesi), Alessandra Taglieri (un anno, pena sospesa) e l’ex consigliere provinciale Santo Galati Rando (un anno e 4 mesi, pena sospesa).

Quest’ultimo, a margine del processo, ha voluto rilasciare una dichiarazione. Esprimendo la propria soddisfazione per l’accertata estraneità alle consorterie criminali, lo stesso ha denunciato la “gogna mediatica” subita:  “Rimango in fiduciosa attesa di leggere le motivazioni della sentenza, che, comunque, rispetto per mia formazione ed educazione, essendo stato un uomo delle istituzioni, ma ho motivo di ritenere, conoscendo gli atti di causa che anche l’unica residuale ipotesi, che mi è stata contestata e per la quale sono stato condannato, non sia adeguatamente assistita da prova rigorosa, tenuto conto del fatto che non ho mai avuto alcun tipo di rapporto diretto e/o indiretto con la signora Taglieri, che non conosco fuorché per il fatto di essere stata coimputata“.

E’ stata così fortemente ridimensionata la tesi sostenuta dai pm. L’operazione, scattata nel luglio del 2013 ad opera della Dia, mostrò a suo tempo una clamorosa manipolazione delle prove di ammissione a Medicina e degli esami universitari.

Proprio Montagnese, in principio, fu individuato come il responsabile di questo giro criminale, controllando la situazione dell’Ateneo cittadino direttamente dalla provincia di Vibo Valentia e ottenendo, in tal modo, un grosso giro economico con un bassissimo livello di rischio. Caratozzolo, invece, era accusato di essere il referente istituzionale nel suo ruolo di docente d’Economia, capace di creare la rete dei contatti, financo istituzionali, per agevolare il sistema. Ieri è arrivata la sentenza dopo quasi due anni di dibattimento.