Immigrati: si valuta l’accoglienza per 20 mila rifugiati l’anno

Accogliere fino a 20 mila richiedenti asilo l’anno e quote automatiche per la loro distribuzione in tutti i Paesi dell’Unione europea

 LaPresse/Di Grazia

LaPresse/Di Grazia

Accogliere fino a 20 mila richiedenti asilo l’anno e quote automatiche per la loro distribuzione in tutti i Paesi dell’Unione europea. Sono alcuni degli elementi che la Commissione Ue sta valutando e che faranno parte della nuova agenda sull’immigrazione, in discussione in questi giorni. La nuova strategia Ue per la gestione dei flussi migratori sarà approvata dal collegio dei commissari nella riunione di mercoledì, ma i due temi più controversi, tetto per l’accoglienza e quote, rischiano di essere bocciati dai Paesi europei più restii a cambiare la situazione, in particolare quelli dell’Est Europa. Situazione differente per Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, chiamatesi fuori dal sistema europeo di asilo.

Le quote di distribuzione dei richiedenti asilo, quelli già nei Paesi Ue del Mediterraneo e quelli che saranno accolti in futuro, dovrebbero essere obbligatorie e dovrebbero essere calcolate secondo precisi parametri: popolazione del Paese, crescita economica e tasso di disoccupazione, oltre al numero di rifugiati già accolti.

Inoltre nei Paesi del Sud Europa, in particolare in Italia che ha chiesto un’equa distribuzione dei migranti nel continente, sarà destinato personale delle agenzie Ue per il controllo delle frontiere per aiutare con le misure di registrazione e di esame delle procedure di richiesta di asilo. Per rafforzare il sistema di accoglienza saranno stanziati altri 60 milioni di euro di fondi di emergenza dal budget della Ue.

Sul tema dell’intervento per distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani oggi l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini, informerà il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Unione Europea vuole il sostegno dell’Onu per un piano di intervento che preveda sia il salvataggio dei migranti in mare che il ricorso ad azioni militari contro le reti di trafficanti.