Il Benessere equo e sostenibile nell’Area dello Stretto: “Reggio e Messina le capofila del progetto” [FOTO e VIDEO]

Si è tenuto oggi il convegno sui temi del Bes, Benessere equo sostenibile.  Una giornata di studio patrocinata dai comuni di Reggio e Messina, tra le capofila del progetto organizzato dall’Istat e dall’Università Mediterranea

convegno bes 1Quest’oggi l’aula magna dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria era gremita di ragazzi appartenenti a varie scuole del territorio, tra cui il Liceo Scientifico “Leonardo Vinci”, il liceo “A.Volta“, l’industriale “Panella”.

Motivo di tanta partecipazione, un importante convegno organizzato dall’Istat e dall’Università di Reggio sui temi del Bes, il Benessere equo sostenibile nell’area dello Stretto. È risultato chiaro che ormai il parametro fondamentale teso a misurare la qualità della vita di una comunità è proprio il benessere. Il progetto per misurare il Bes nasce nel 2011, da un’iniziativa congiunta del Cnel e dell’Istat, sulla base della quale ruota il dibattito internazionale sul superamento del Pil, un parametro che dagli anni ’30 è divenuto  il punto di riferimento della letteratura economica. Il Bes, però, si fonda su un concetto che di economia ha poco a che fare: i criteri su cui valutare il progresso di una società non possono più essere esclusivamente di carattere economico.

“Il Bes – spiega il vicesindaco di Reggio Calabria, Saverio Anghelone, in prima linea all’incontro odierno – si basa su 12 criteri. Ben 35 città hanno aderito finora al progetto, basante su interviste a campione su cui si analizzano poi i dati. Reggio e  Messina sono state tra le due città capofila dell’iniziativa, aderendo a questo progetto nel 2013”.

convegno besMa quali sono le 12 “dimensioni” del Benessere? A questa domanda hanno ampiamente risposto nei loro interventi,  Maurizio Mondello, Responsabile del’Ufficio Statistica del Comune di Messina, e Caterina Caridi, Responsabile  dell’Ufficio Statistica del Comune di Reggio Calabria: “misurare il benessere di una società – ha affermato Caterina Caridici permette  di pianificare il futuro. Sono stati compilati due Rapporti Urbes (uno nel 2011 e l’altro nel 2013) sul comune di Reggio, ed i dati emersi, messi a confronto con la vicina Messina, sono veramente interessanti; esistono, inoltre, delle divergenze di questi stessi dati a livello nazionale. Con il secondo rapporto – continua Caterina Caridile città aderenti al progetto diventano 29 (si aggiungono altre 14 città, con più indicatori ed un nuovo dominio, quello delle relazioni sociali)”.

Il primo dei domini di cui parla Caterina Caridi è la salute, con la quale il Bes si fonde a pieno, per cui a Reggio Calabria, in generale si evince una tendenza positiva relativa  agli anni che vanno dal 2004 al 2013, durante i quali si è registrato un aumento nella speranza di vita dalla nascita. Un considerevole “neo” riguarda, però, la tendenza di crescita del tasso di mortalità infantile.

In secondo luogo c’è l’istruzione e la formazione: in riferimento a queste, sono emersi dei dati confortanti per Reggio e Messina, che contano una percentuale in aumento di diplomati e di coloro che hanno conseguito un titolo universitario. In diminuzione (sia a Reggio che a Messina), i need, ossia le persone che non lavorano e non studiano.

Il lavoro e la conciliazione dei tempi di vita rappresenta la terza dimensione del benessere, per cui si registra il livello più basso di occupazione nella città di Reggio Calabria, seguita da Messina. Reggio, inoltre, ha  il più alto tasso di mortalità per infortuni sul lavoro.

È piuttosto basso, ancora, il livello di reddito nella città di Reggio Calabria, di gran lunga al di sotto della media nazionale: questo dato fa parte della dimensione del benessere economico.

Per quanto riguarda il parametro delle relazioni sociali, inserito nel secondo rapporto Urbes, la situazione è positiva per Reggio, dove sono in aumento le istituzioni no profit  ed il numero dei volontari (incremento di questo anche a Messina, meno marcato rispetto a Reggio).

Scarsa è invece la partecipazione elettorale dei cittadini, soprattutto nella componente femminile, e ciò va a gravare sul parametro della politica e delle istituzioni.

convegno bes 8La sicurezza dei cittadini, settimo dominio,  è un aspetto critico a Reggio Calabria : dal 2008 ad oggi il tasso di omicidi  denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria nella provincia risulta essere il più elevato a livello nazionale. Un dato ugualmente sconfortante proviene anche dalla dimensione del benessere soggettivo: gli indicatori relativi alla qualità dei servizi non danno evidenze positive. Sempre a Reggio, poi, il patrimonio culturale e paesaggistico non è sfruttato al meglio (nono dominio).  Connotazioni favorevoli, invece, nell’ambito ambientale: nel comune di Reggio Calabria (prendendo in esempio un dato) la dispersione di rete di acqua potabile nel 2012 è stata del 29,4%, mostrando una performance migliore di quelle dell’area meridionale e dell’intero Paese. È poco confortante, infine, il quadro relativo alle attività volte alla ricerca e all’innovazione.

Argomentazioni, quelle suddette, alle quali sia Reggio che Messina sono particolarmente rivolte: “Messina – ha dichiarato a tal riguardo il suo vicesindaco, Guido Signorinopartecipa a questo convegno anche con l’ufficio statistico,  congiuntamente a quello di Reggio”.

“Il Bes – prosegue a specificare Signorino –  nasce da un’esigenza di lettura del territorio di questo genere. Prima il maggior rilevatore dello stato di benessere economico era il Pil, ma in realtà si rivela un indicatore povero,  che però è strumento di guida per l’azione politica, ma che deve basarsi su una visione più ampia.. Non si deve, infatti, accumunare il benessere con la ricchezza. Non si può ridurre tutto ad un prodotto medio.  Il Pil – conclude il vicesindaco del Comune di Messina – non ci dice quanto benessere una produzione realizza in una comunità. Anche nella stessa comunità politica nasce la percezione della mancanza di questo indicatore, e da qui la nascita di differenti approcci ad una commisurazione del benessere più ampia: può risultare, ad esempio, che società meno ricche abbiano più valore in termine di benessere umano, e ciò  dipende da come vengono distribuiti i servizi da parte dell’organo politico”.

La  base di tutto, insomma, è capire se la gente sta bene: questo permette di misurare il benessere; una sorta di “economica della felicità”, come è stata definita nell’intervento di Domenico Marino, professore all’Università Mediterranea: “l’economia – ha detto – vista come la scienza che studia la felicità pubblica”.