Gay, anche a Reggio Calabria l’onda Pride: “si a matrimoni egualitari”

Anche a Reggio Calabria l’onda Pride 2015

matrimoni gayAmnesty International Italia annuncia la sua partecipazione all’onda Pride 2015, accanto alle associazioni della coalizione LoStessoSì e ad altre realtà della società civile che si occupano di diritti delle persone Lgbti in Italia. L’onda Pride 2015 , ricorda una nota di Amnesty, prenderà il via il 6 giugno coi Pride di Verona, Benevento e Pavia, passando per Roma il 13, avrà il suo culmine il 27 con le sfilate che si terranno in contemporanea a Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari e Perugia, proseguirà il 4 luglio a Genova, Foggia e Catania, l’11 a Napoli e si concluderà il 1 agosto a Reggio Calabria. Anche quest’anno gli attivisti di Amnesty International Italia saranno in piazza al fianco della comunità Lgbti contro ogni forma di discriminazione a causa dell’orientamento sessuale e/o dell’identità di genere e per sensibilizzare la società italiana sulle violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di persone Lgbti in tutto il mondo. Con l’Irlanda, che il 23 maggio scorso è diventata il primo paese al mondo a prevedere attraverso un referendum la piena uguaglianza nei matrimoni civili per tutte le persone, a prescindere dal loro orientamento sessuale, sono a oggi 22 i paesi che hanno legalizzato il matrimonio tra coppie dello stesso sesso (Danimarca, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Canada, Sudafrica, Norvegia, Svezia, Slovenia, Portogallo, Inghilterra, Galles, Islanda, Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda, Finlandia, Messico, Brasile e Usa). L”Italia non è ancora tra questi e una delle lacune fondamentali dell’ordinamento italiano in tema di parità di diritti, sottolinea Amnesty, “è rappresentata dalla mancanza di un qualsiasi riconoscimento delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso e dai loro figli. Negare il riconoscimento giuridico alle coppie composte da persone dello stesso sesso impedisce a molte di loro di beneficiare di una serie di diritti necessari all’autorealizzazione, alimenta la stigmatizzazione e la discriminazione e favorisce gli atti di violenza nei confronti delle persone Lgbti”. Un passo avanti in tal senso è rappresentato dalla presentazione, sia alla Camera che al Senato, di diversi disegni di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso e sulle unioni civili, incluse quelle tra persone dello stesso sesso, e dalla decisione di alcuni comuni, tra i quali Milano e Roma, di aprire a tutte le coppie un registro per le unioni civili. “Il riconoscimento dei matrimoni e delle unioni civili alle coppie dello stesso sesso sarebbe un importante passo avanti per il nostro paese, non solo per una maggiore realizzazione dei diritti delle persone Lgbti, ma anche per contrastare in maniera determinante la discriminazione e l’omofobia – dichiara Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia – Per questo chiediamo di riconoscere i matrimoni egualitari anche in Italia. È ora di eliminare ogni forma di discriminazione nella legislazione italiana sul matrimonio civile”.