Elezioni Santo Stefano, la replica di Francesco Malara: “si, sono il nipote del boss. E dunque? Sono pulito e la mia candidatura è legittima”

Elezioni comunali Santo Stefano in Aspromonte, la replica del candidato a Sindaco Francesco Malara

sebi romeo malaraIl candidato a Sindaco Francesco Malara per le elezioni comunali di Santo Stefano in Aspromonte, di cui abbiamo già parlato ieri in quest‘articolo, ha voluto chiarire la propria posizione con una nota che pubblichiamo integralmente: “Ho avuto modo di leggere e valutare molto attentamente quanto riportato da alcune testate giornalistiche in data odierna, nonché in data 30/04/2015 e 07/05/2015 su una serie di circostanze che mi vorrebbero direttamente coinvolto. Non posso più esimermi dall’esternare alcune considerazioni in merito:
- la L. 2/2013 non impediva la candidatura a Sindaco di chi fosse stato nominato componente del Collegio dei Revisori della Regione, ma impediva di essere nominato componente del Collegio a chi fosse già amministratore di un ente locale della medesima Regione. È evidente che scopo della norma era quello di impedire a chi fosse già “noto” quale amministratore locale di accedere al ruolo di componente il Collegio dei revisori, magari giovandosi delle proprie conoscenze politiche. Il dettato normativo di cui all’art. 9 della Legge Regionale 2/2013 era chiaro e non lasciava spazio a dubbi interpretativi di sorta anche e soprattutto alla luce delle disposizioni di cui al D.Lgs.vo 267/2000 (T.U. Enti locali) che tra le cause di incompatibilità (peraltro tassative e come tali non ampliabili) rispetto alla carica di Sindaco di un ente locale, non prevede l’appartenenza al Collegio dei revisori della Regione cui l’Ente afferisce. Lungi dall’essere personalistiche interpretazioni, queste sono le effettive risultanze del raffronto tra le norme in materia, facilmente riscontrabili da chiunque ne abbia interesse e voglia condurre un dibattito politico fondato su dati di fatto.
- la seconda considerazione nasce dal costante richiamo ai legami di parentela, quale terreno facilmente praticabile per alcuni. Non che questo mi meravigli, anzi! Mi avrebbe meravigliato il contrario… In proposito non posso che affermare che sono ben note le mie vicende giudiziarie, lo scioglimento del Comune di S. Stefano e della sentenza assolutoria emessa nei miei confronti per insussistenza del fatto contestatomi, mai impugnata dal Pubblico Ministero, così come sono sotto gli occhi di tutti i miei legami parentali. Non nego nulla e, soprattutto, non ho motivo per farlo dato che i fatti hanno una loro intrinseca verità che non compete a nessuno discutere, men che meno a me. Ma a questo punto e proprio per queste ragioni, chiedo: e dunque? Non ho subito condanna alcuna, proprio perché non ho commesso alcun reato, e questo dovrebbe bastare! Ma non basta, e così si discute sulla opportunità politica di una mia candidatura…mi si dica, allora, perché non dovrei? Perché non sono stato condannato, probabilmente! E forse anche perché il mio certificato dei carichi pendenti è “pulito”! O forse non dovrei candidarmi per i miei legami di parentela…la qual cosa mi induce ad un amaro sorriso. Premesso che non mi compete assumere le difese altrui, mi fermo solo un attimo per evidenziare che si continua a parlare di un “boss“ che, ad oggi, non ha subito alcuna condanna per mafia (e questo dovrebbe indurre a riflettere) e rilevo, altresì, che in un Paese libero e democratico, ciascuno dovrebbe essere comunque chiamato a rispondere di se stesso e non certo degli altri.
- Per ciò che attiene, poi, alla questione delle residenze, è appena il caso di fornire un semplice dato numerico che consente di rilevare come ai fini della precedente competizione elettorale fossero state spostate 36 residenze, eppure nulla da dire in proposito…oggi, a quanto pare, lo spostamento di residenza fa notizia! Che dire? Saranno cambiati gli interessi dei lettori o, piuttosto, qualcuno preferisce tirar fuori il coniglio dal cilindro solo per pochi “fortunati“?
Mi auguro che le notizie, intese nel senso più pregnante del termine, possano mantenere costantemente nel tempo la loro autenticità ed assolvere all’essenziale funzione che gli è propria, scevre da qualunque forma di soggettivismo e personalismo.
Capisco, comunque, che insinuare il dubbio sulla moralità altrui sia diventato un modus agendi facilmente “percorribile“, ma non è “inducendo a dubitare di” che si risollevano le sorti di una realtà storico – economica e sociale compromessa, né richiamando di volta in volta le rispettive parentele. Ritengo alquanto infelice il tentativo di delegittimazione condotto nei miei confronti ricorrendo ad una periodica riedizione di situazioni sempre identiche a se stesse e comunque inidonee a scalfire la mia persona, ma se qualcuno crede che è così che va condotta la competizione elettorale e che queste sono le notizie che i giornali devono riportare per adempiere al tanto osannato diritto/dovere di informazione, allora non posso che prenderne atto e proseguire per la strada intrapresa, confidando fortemente nel fatto che la capacità critico – analitica di chi legge sia, quantomeno in alcune circostanze, inversamente proporzionale a quella di chi scrive.
Francesco Malara“.