Condofuri (Rc), il consigliere Iaria parla del trattamento riservato alla Calabria dagli albori ai giorni nostri

Dalla storia antica ad oggi, la situazione della Calabria sembra non essere per nulla cambiata

Giunta regionale calabriaTommaso Iaria, Consigliere Comunale di Condofuri parla del trattamento riservato alla Calabria da parte dello Stato Italiano. 

“La Calabria presenta caratteri ed esigenze diverse dalle vicine terre meridionali […] è in certa guisa una penisola della penisola italiana, il lembo estremo ed a sé della patria […] La questione vera non è tanto di bontà o meno delle leggi per la Calabria, quanto di esecuzione delle leggi stesse […]“

Esordisce così il consigliere che prosegue dichiarando: “Così Meuccio Ruini, nel 1913, scriveva della Calabria. Giunto che fu tra la perduta gente, al futuro  Presidente del Senato non restò altro da fare che annotare come nessuno degli impegni assunti dallo Stato Unitario nei confronti del popolo calabrese fosse stato mantenuto.

Il trattamento riservato alla nostra terra, sin dall’annessione al Regno, ha sempre seguito lo stesso incipit ed il ritardo nei confronti delle altre regioni si è talmente amplificato, in un secolo e mezzo,   da mortificare sul nascere qualunque velleità di progresso dei suoi figli. Oggi, però, non c’è nessuno smanioso di  “compenetrarsi, capire gli interessi, le aspirazioni, i dolori” dei calabresi; non c’è nessun forestiero che si accontenterebbe di un tozzo di pane nero… Verrà comodo ai più indicare la condizione della Regione come conseguenza inevitabile della presenza perniciosa della ndrangheta, ma a coloro che non credono alla barzelletta della liberazione garibaldina e non hanno padroni/padrini da servire, non sarà difficile rinvenire quel fil rouge che lega l’inizio delle peggiori sventure della  nostra terra all’unità d’Italia. A questa battaglia di verità Nicola Zitara dedicò la vita…

Può accadere, dunque, che il risultato delle azioni compiute sia diverso dalle intenzioni perseguite (eterogenesi dei fini), la qual cosa capita di frequente quando si ha a che fare con il Sindaco Mafrici e la sua troupe di assistenti silenziosi.  Così Gallicianò, grazie alla retorica sulla necessità di valorizzare lo splendido borgo, era un paese in festa! La muttetta il primo cittadino l’ha ripetuta centinaia di volte. Ora, però, sappiamo che a Gallicianò i turisti devono arrivarci a dorso di mulo… Il finanziamento per la sistemazione della strada ha avuto un impiego diverso, è stato cioè spostato altrove (ma si vergognano ad ammetterlo), mentre quello relativo alla ristrutturazione della Chiesa di S. Giovanni (€ 750.000,00) è stato revocato! Fatti certi. Con un (Sindaco) cantastorie così, ai greci di Calabria rimangono solo organetto e tamburello. Attaccati sonaturi! Per fortuna l’eterogenesi dei fini non è una mia invenzione, altrimenti stavolta mi avrebbero lapidato…

frecce tricolori reggio calabria 24 maggio 2015 (11)Che dire, poi, del disgusto intellettuale suscitato da un cattolico che agisce da anticristiano ed afferma che  il documento Standard per l’educazione sessuale in Europa (contestato dal Papa, dalla Chiesa, dalle associazioni dei genitori e da molti addetti ai lavori) rappresenta “un lavoro scientifico di altissimo valore”? Gesù Cristo disse: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola”. E non lo disse a caso…

Io coi pastori ci vado d’accordo, da sempre. Mi ci trovo bene. Conoscono un sacco di gente, parlano a bassa voce e sanno cucinare. Ho imparato a scrutare con il loro stesso sguardo, con quel distacco e quella padronanza di sé che nel resto del mondo ti farebbero il re degli snob mentre in Aspromonte raccontano solo di sacrifici e profondità dell’anima. Diffidare per sopravvivere… Il Pastore riconosce le pecore (e pure le capre) dal tintinnio dei campani e alla sera, quando le conta, se qualcuna manca all’appello lui ti pianta li e sparisce nel buio (e buonanotte formaggio).  Adempie la sua missione… In verità, vi dico che molti tra voi predicheranno il superuomo, ma sono pochi coloro che quotidianamente lo andranno costruendo…

Innanzi al campo di battaglia di Waterloo, attonito il barone Von Humbeldot si interrogava circa la precarietà del potere umano rispetto all’eternità dei versi scanditi dal poeta – la forza distruttiva del destino, avrebbe detto il Panofsky- Al barone replicò, con il suo ragionare fulminante, Spengler: provate a chiedere ad un contadino di recitare i versi di una poesia e lui non aprirà bocca; domandategli, invece, chi era Napoleone ed egli certamente vi risponderà!

Esistono uomini, infatti, i quali segnano un’epoca. La padroneggiano. Anche nella sconfitta. Impregnano profondamente il sentire di interi popoli perchè agiscono in sincronia con essi, arrivando, in alcuni casi, ad immolarsi a beneficio degli altri. Lo fanno in ossequio a qualcosa che sta al di sopra di essi …è questa la via della loro natura. Adempiono una missione. Questi uomini, piaccia o meno, stanno “mille spanne sopra gli altri” attirandosi invidie, gelosie e rancori. Altro che quartine e stornelli amorosi…

Ci si accorge, guardando la vita negli occhi, che essa ha in serbo una missione per ciascuno di noi. Ecco perché è opportuno tenere a mente le parole di Spengler (sempre lui) circa la necessità di capire il tempo per il quale si è nati! Capita quindi, di essere condotti per mano alla fermata dei treni che non fanno ritorno, che non hanno fermate ma portano lontano… Che poi una volta saliti a bordo si sia capaci di mettersi comodi è un altro discorso, afferente più alla capacità di adattamento che non alle qualità indispensabili a governarne la corsa. Queste ultime, infatti, o ce l’hai o non ce l’hai: non le compri alla Conad e non te le accorda il Prefetto. E nemmeno Don Ciotti…

Gli è, miei cari, che sta melma che fuoriesce da tutte le parti mica son capace di sopportarla a lungo… Me ne vado in America da quelli di House of Cards. Farò jogging insieme a Claire e dirò male della mia terra e della mia gente. Avrò successo! - conclude – So anche che non sentirete  nostalgia, del resto vi lascio in buone mani…”