Una chitarra fatta con gli scafi con cui arrivano i migranti per il concerto a loro dedicato

Una chitarra che sarà protagonista del World Refugee Day Live in cui si esibiranno in concerto tanti personaggi famosi per sostenere la causa dei rifugiati che arrivano in Italia

204036033-5bfa78e2-2240-43fc-b3dc-d6aaf5bb3b0cUna chitarra costruita con parti di quelle barche su cui arrivano i migranti. Un’idea triste, ma commemorativa per le vittime di una vera e propria piaga mondiale. Morte e dolore, per un Mediterraneo che però prova a darsi da fare anche il World Refugee Day Live, il concerto del 20 giugno organizzato dall’Unhcr a Visarno i cui proventi serviranno a fornire acqua ad un rifugiato in condizioni di emergenza umanitaria. La chitarra in questione suonerà proprio nel concerto in cui tra gli ospiti più importanti potremo vedere Elisa, Piero Pelù, Bandabardò, Brunori sas, Virginiana Miller.

Il creatore del rappresentativo strumento musicale è un liutaio di Cortona, Giulio Carlo Vecchini, che ha dichiarato come riporta il sito del quotidiano Repubblica: “ha qualcosa delle onde. Volevo che tra le sei corde di questa chitarra trasparisse l’idea del viaggio e della disperazione, volevo che dessero voce a chi non ce l’ha. Penso di esserci riuscito, perché lo strumento suona come nessun altro”.

La maggior parte dei miei parenti –  continua il creatore dello splendido strumento musicale – da parte di madre emigrarono negli Stati Uniti e fin da subito sono rimasto colpito dalla freddezza con cui il nostro Paese ha trattato questo fenomeno, i deprecabili discorsacci da bar sentiti troppo anche nelle trasmissioni di politica. Così ho pensato di costruire una chitarra semiacustica elettrificata con il legno di quelle barche maledette, infrangendo le regole della liuteria, che non ammette deroghe da materiali di pregio. Tramite gli organizzatori del festival fotografico Cortona on the move ho saputo che a Lampedusa c’è un deposito dove gli scafi vengono stoccati, ma il legno è sotto sequestro. Poi ho scoperto un falegname, Francesco Tuccio, che ha avuto una deroga per realizzare una croce per Papa Francesco”.

Foto LaPresse/Reuters

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“Poche tavole, ancora impregnate dell’odore delle persone. Chissà quante ne sono morte. Eppure, più che ne selezionavole parti adatte per realizzare la chitarra, più che lavoravo quel legno, più che ero convinto di ciò che stavo facendo: nonostante avessi tra le mani una materia scioccante, credo che la leggerezza della musica possa avvicinare anche i giovani più riottosi al dolore dei migranti, che non vengono da noi per rubare il lavoro, ma per fuggire da guerre e carestie, proprio come fecero i miei avi. Io sono stato fortunato nella vita. – conclude Vecchini  - Volevo ricambiare questa fortuna”.