Atene, bancarotta dietro l’angolo: due soluzioni per il Governo

Tsipras alle prese col ginepraio finanziario. La Grecia rischia di essere travolta da un disastro annunciato

Zuma press/LaPresse

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Ad Atene siamo al giro di boa. I mercati sono in fibrillazione e testimoniano, una volta di più, quanto la crisi sia profonda, strutturata e fondamentalmente mal affrontata. Il crack economico si fonda sulla sistematica elusione dei vincoli comunitari in ambito finanziario, quasi che le regole pattuite fossero impegni di prassi o di mera retorica, senza alcun onere amministrativo. Negli ultimi quindici anni il paese ha strumentalmente alterato il rapporto deficit/Pil per forzare le regole e tentare di trarre i maggiori benefici dalla partnership comunitaria, fino al paradosso di aver tentato – nel lontano 2010 – di corrompere Goldman Saschs per mascherare la quantità di denaro richiesta in prestito dai mercati. Atene oggi è un pozzo senza fondo e l’arrivo di Syriza al Governo ha minato ulteriormente la credibilità del sistema.

Nella giornata di ieri Nikos Votsis, titolare del dicastero degli Interni, ha annunciato ad un’emittente televisiva che il Governo ellenico non verserà al Fondo Monetario Internazionale il miliardo e mezzo di euro dovuto entro il mese di giugno. O paghiamo pensioni e stipendi o onoriamo i debiti, ha sintetizzato l’esponente dell’Esecutivo lasciando intuire quale fosse l’ordine delle priorità per la classe dirigente. Ventiquattr’ore dopo, a dispetto della bufera mediatica, il responsabile dell’Economia non ha smentito il collega, né ha indicato una exit strategy alternativa per onorare gli impegni.

Yanis Varoufakis - Foto Lapresse

Yanis Varoufakis – Foto Lapresse

Di più: Yanis Varoufakis, interlocutore ritenuto inaffidabile dall’Eurogruppo ma mai messo in discussione dal premier Tsipras, ha spostato l’attenzione sul tema dell’austerity, spiegando come sia questa l’origine dei mali e non già le mancate riforme. Ai creditori si chiede di mettere nuovamente mano al portafoglio, sbloccando l’ultima tranche del secondo piano di salvataggio per onorare gli impegni assunti. In sostanza Varoufakis vuole un ulteriore prestito per sanare i debiti contratti precedentemente.

Nel frattempo, però, nessuna riforma è andata in porto secondo i desiderata dei partner europei, nonostante i passi avanti tutti presunti decantati dal ministro. A Riga Tsipras aveva tentato una contrattazione bilaterale con Merkel e Hollande per smuovere l’impasse, ma aveva incassato una sonora sconfitta diplomatica: i responsabili delle cancellerie europee avevano intimato al premier di accettare le condizioni imposte dai creditori, quale unica ancora di salvezza a disposizione dell’Esecutivo. Ieri la risposta del Governo ateniese ha fatto slittare ancora una volta l’attenzione sulla filosofia economica per evitare un’analisi impietosa dei conti pubblici.

L’idea di fondo dell’ala integralista di Syriza è di paventare la fine della moneta unica dietro l’uscita della Grecia, sì da alzare la tensione e mettere pressione al duo Merkel-Juncker.

Merkel e Juncker - foto LaPresse

Merkel e Juncker – foto LaPresse

Da questo punto di vista la minoranza interna promuove un serrato confronto con la Russia, ventilando un’intimidazione di tipo geopolitico. L’unica notizia positiva, se ad essa con ottimismo si può guardare, è la smentita della strategia oltranzista registrata nel comitato centrale: l’organo ha respinto la richiesta di nazionalizzare le banche e di sottoporre a referendum l’accordo coi creditori con 95 voti contrari e 75 voti favorevoli.

A questo punto si profilano due scenari: o si raggiunge un accordo in extremis, con un terzo pacchetto di aiuti per evitare il collasso economico dietro una sorta di restaurazione della Troika, o in alternativa si procede all’uscita della Grecia dall’Eurozona. Nel primo caso Tsipras dovrebbe rinunciare alle velleità spacciate in campagna elettorale, accettando un esautoramento delle proprie responsabilità in favore dell’Eurogruppo, una sorta di amministrazione controllata. Ammessa la volontà delle parti di procedere in questa direzione, bisognerebbe comunque persuadere il Bundestag, il Parlamento tedesco, in particolare l’ala rigorista della Cdu sorda ai richiami solidaristici dopo la condotta di Varoufakis. E proprio la testa del ministro potrebbe cadere in cambio della ratifica di una nuova intesa.

Zuma press/LaPresse

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La seconda via porta invece al ritorno alla dracma, un’ipotesi disastrosa sotto ogni profilo. La Grecia, priva di risorse e senza più accesso al credito stante la bocciatura del Fondo Monetario, sarebbe chiamata a salvaguardare il proprio sistema bancario bloccando i capitali. La dracma, ridotta a spazzatura dalle agenzie di rating, non avrebbe valore nel circuito internazionale e l’acceso anche solo alle fonti energetiche potrebbe rivelarsi una mission impossible. In questo caso l’Esecutivo greco potrebbe soltanto praticare una politica di moral suasion nei confronti degli interlocutori internazionali, cercando di evitare il completo fallimento senza alcun potere contrattuale.