Sicilia, Cuffaro sulle carceri: “è disumano voler annullare l’uomo”

L’ex governatore scrive una lettera a Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, dove racconta il suo percorso di fede a Rebibbia

cuffaro carcereDetenuto nel carcere di Rebibbia“. E’ questa la firma in calce che Totò Cuffaro ha apposto ad una lettera indirizzata al direttore di Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale. L’ex governatore della Sicilia, in carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio, ha preso carta e penna per raccontare la sua riscoperta di Cristo.

Cuffaro parla infatti di una fede rinnovata fra le mura del penitenziario capitolino: “dentro il deserto del carcere, poveri in mezzo ai poveri e tutti nella miseria, abbiamo sperato ancora” scrive l’ex senatore. Riferendosi alla casa circondariale, Cuffaro specifica come “in questo luogo che tenta di far scomparire l’uomo, Lui ci ha svelato la sua dimensione essenziale”. Da qui la polemica sulla situazione delle carceri e sulle condizioni di vita dei detenuti: “È disumano voler annullare l’uomo. Nessuna disumanità è più grande che far scomparire la persona che ognuno di noi è: precisamente questa è la disumanità del nostro tempo. E lo Stato oggi dà per legge, come mandato al carcere, proprio questa disumanità, mortificare e far sparire l’«io» dei detenuti”.