Sicilia, Crocetta sfida i bazooka che sparano a salve

Nel Pd siciliano vogliono rottamarlo, ma il Governatore non si sente sul viale del tramonto

Foto LaPresse

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Rosario Crocetta sa come uscire dalle avversità. Quando tutto sembra andargli per il verso storto, il Governatore con un colpo di reni riesce a ribaltare situazioni improbabili, a passare al contrattacco recitando spesso le parti della vittima orgogliosa, il copione di chi è sinceramente impegnato sul fronte riformista e s’indigna di fronte alle avversità della “vecchia politica“.

Il caso della riforma delle Province è eclatante: doveva essere la battaglia della vita, quella che avrebbe posto la Regione all’avanguardia sul territorio nazionale, invece si è trasformata in una sorta di Caporetto. E’ bastato il voto segreto per far crollare quella maggioranza granitica che avrebbe dovuto rilanciare la stagione dei cambiamenti siciliani. E le reazioni schizofreniche del Pd, che da un lato esprime la Giunta ma dall’altro impone ciclicamente cabine di regia e vertici di maggioranza, hanno trasformato la tragedia in farsa, secondo costume isolano.

Come poteva, sua maestà Rosario, uscire indenne da una simile tormenta? Semplice: inserendo nello stesso mazzo di carte il taglio alle indennità dei consiglieri comunali. Una mossa popolare e populista dopo le baruffe giudiziarie di Agrigento e Messina. ars palermoCosì, appena l’aula ha mostrato il pollice verso, Crocetta ha potuto gridare allo scandalo contro le resistenze di un certo modo di concepire la politica, quasi l’impegno pubblico fosse la via preferenziale all’ascesa economica e sociale. Crocetta si è chiuso nel fortino di Palazzo d’Orleans e ha dichiarato ai giornalisti che non si sarebbe dimesso mai e poi mai, che l’unico modo di eliminarlo è colpirlo col bazooka.

Il governatore sa di poter dormire sogni tranquilli: di cecchini dalla mira buona all’Ars non se ne vedono. Ci sono tanti illustri esponenti della politica regionale che covano rancori più o meno profondi, ma l’80% di questi spara a salve, come dimostra nitidamente la decisione di disarcionare il sovrano soltanto a scrutinio segreto. E nella mancanza di alternative il monarca di Gela cuce la sua tela.

Su questa scia, Crocetta ha collezionato un importante risultato: l’approvazione del bilancio in seno alla Giunta. Il documento contabile sarà adesso trasmesso all’Assemblea regionale, laddove il Pd procederà prevedibilmente in ordine sparso. Da un lato c’è la linea Raciti-Faraone, l’idea di liberarsi da questo giogo politico il prima possibile per avviare una stagione di rottamazione nel profondo Sud; dall’altro ci sono esigenze pratiche, perché uomini vicini alle massime cariche del Pd isolano hanno dato il proprio benestare alla manovra, che quindi non può essere apertamente boicottata. Manca, inoltre, la materia prima su cui fondare la rottamazione: una nuova classe dirigente. In tal senso l’ingresso dei “fedelissimi di Cuffaro e Lombardo“, per usare le parole di Giuseppe Pipitone, rappresenta un segnale non esaltante della continuità amministrativa palermitana, a dispetto della retorica da salotto.