Reggio: “la sospensione della Messa in suffragio di Mussolini è un errore”

Sculco: “ritengo il provvedimento adottato dalla Chiesa reggina una pagina bruttissima di sudditanza politica”

benito mussoliniLettera dell’avv. Sculco al direttore di StrettoWeb, Peppe Caridi, sulla sospensione della Messa in suffragio di Mussolini:

Gentile Direttore,

affido al Suo giornale queste mie brevi riflessioni che scaturiscono dall’avere visto le immagini del portone di ingresso della Chiesa di S. Giorgio al Corso, sprangate, per impedire la celebrazione della messa di suffragio in memoria di Benito Mussolini. Ritengo il provvedimento adottato dalla Chiesa reggina una pagina bruttissima di sudditanza politica, posta in essere dai soliti miopi soloni che vedono nelle politiche di sinistra il “bene” ed in quelle di destra, nello specifico  nelle ceneri del ventennio, il “male assoluto”. Senza qui volere avere la presunzione di avviare analisi politiche del suddetto periodo, scomodando l’illuminato Tommaso Campanella che con la sua “Città del Sole”, già agli inizi del sedicesimo secolo, vagheggiava un modello di società pacifica e giusta in un luogo immaginario; né, tantomeno, il sommo Dante Alighieri che nel sesto canto del Purgatorio, con la sua invettiva all’Italia ed a Firenze “Ahi serva Italia di dolore ostello …”, dà uno spaccato della Società e della Politica del suo tempo (anno 1300 e dintorni), che ben potrebbe attagliarsi a quello attuale, mi limiterò ad osservare che nella circostanza la Chiesa è venuta meno ad un suo principio ed insegnamento generali: quello di amare e rispettare il prossimo sempre ed in qualunque circostanza, la “pietas” intesa come “misericordia” che dovrebbe restare al di sopra di tutto e di tutti. Forse pretendo troppo, dimenticando che anche la Chiesa è composta da uomini e come tale fallibile. L’oscuro e lungo periodo di quella che la storia conosce come “Santa inquisizione”, docet !, ma non per questo non ne parliamo o non la analizziamo criticamente. Concludo ricordando quella poesia bellissima e sempre attuale, scritta da un attore straordinario quale fu il principe De Curtis, in arte “Totò”, “A livella” che nell’ultima quartina, così recita: “Perciò, stamme a ssentì…nun fà ‘o restivo – suppuortame vicino – che te ‘mporta? Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo a morte !”

Cordialità,

Rino Sculco