Reggio: il pesce avariato in due ristoranti della città, i nomi dei locali denunciati e le norme che li tutelano

Reggio, polemiche in città dopo la notizia diffusa dalle autorità giudiziarie relativamente all’operazione che ha portato a denunce e sequestri in tre noti ristoranti cittadini di cui però non si conosce l’identità in base alle normative vigenti che tutelano la privacy di soggetti che commettono reati considerati

ristoranteE’ di oggi la notizia dei sequestri di cibo avariato in due noti ristoranti del centro di Reggio Calabria e del deferimento del titolare di un altro noto ristorante ubicato nella zona sud della città per “tentata frode in commercio” (nel menù non c’era scritto che i prodotti serviti erano congelati). Una notizia che ha scatenato la rabbia dei cittadini, vogliosi di conoscere i nomi dei tre locali coinvolti, e dei tanti operatori del settore, che rischiano così di essere coinvolti in generalizzazioni, supposizioni e libere ipotesi di ognuno sull’identità dei locali coinvolti, che – ribadiamo – sono soltanto tre a fronte di ispezioni e controlli a tappeto che sicuramente avranno interessato numerose decine di locali senza, evidentemente, riscontrare illegalità o anomalie in tutti gli altri esercizi commerciali dediti alla ristorazione.

foto prodotti sequestratiLa gente vuole sapere chi era che conservava cibo avariato e che lo scongelava e ricongelava più volte, chi non scriveva nel menu’ che i propri prodotti erano congelati. I ristoratori indenni vogliono che i nomi siano diffusi per tutelare la propria correttezza, legalità e professionalità. Ma le autorità competenti non hanno ritenuto di divulgare i nomi dei locali coinvolti.

Non è un’anomalia: in Italia esistono leggi ben precise sulla diffusione delle notizie in ambito giuridico e penale, soprattutto per quanto riguarda la tutela della privacy.

gamberoni con evidenti bruciature da feddo sequestratiL’operazione di cui stiamo parlando è stata svolta nell’ambito del piano prefettizio di azione nazionale e transnazionale denominato “focus ‘ndrangheta 2015”, con una serie di attività predisposte dalla Questura di Reggio Calabria su input del Ministero. E’, quindi, soltanto una delle operazioni che nelle ultime settimane stanno incrementando i controlli sul territorio, con blitz a sorpresa e perquisizioni a tappeto. Anche nelle altre occasioni, le autorità competenti non avevano diffuso i nomi delle persone denunciate o deferite, anche quando si trattava di “semplici” cittadini e non di operatori commerciali, basti ricordare la notizia sul blitz ad Arghillà o quella sui controlli a tappeto nella piana di Gioia Tauro, entrambe molto recenti, entrambe prive di nominativi. Nessuna tra le persone coinvolte, infatti, è stata arrestata o neanche più semplicemente indagata. Nessuna delle persone coinvolte è stata raggiunta da un avviso di garanzia, si tratta di una semplice denuncia a cui potranno seguire ulteriori accertamenti ed eventuali conseguenze penali e pecuniarie su cui eventualmente l’apparato giudiziario fornirà le dovute indicazioni, se ritenute di interesse pubblico. Si tratta, insomma, di una fase iniziale dell’investigazione, in cui le eventuali responsabilità dei soggetti denunciati sono state oggetto di una denuncia a cui seguirà adesso il consueto iter giudiziario. Con buona pace delle ghigliottine di turno, ma anche dell’esigenza di conoscere i reali abusi di chi offre un servizio al pubblico e anche dell’informazione alla popolazione.