Reggio: “ripartire con l’iter per la costruzione del Ponte sullo Stretto”

ponte sullo strettodi Giovanni Alvaro*, Cosimo Inferrera**, Bruno Sergi***- Il dato che ha colpito di più ascoltando la trasmissione ‘Petrolio’, andata in onda su Rai1 nei giorni scorsi, non è stato quello di esaminare il ruolo dannoso e perverso, della corruzione (forse perché spesso le inchieste al riguardo partono in pompa magna ma strada facendo si sgonfiano abbondantemente) ma quello di valutare il rapporto inverso esistente tra alto tasso di corruzione e bassa percentuale di infrastrutture necessarie e utili, compiute e fruibili. L’Italia infatti risulta essere il primo paese dell’UE nella classifica di corrotti e corruttele, mentre è l’ultimo paese europeo per la realizzazione delle infrastrutture che – come giustamente rilevato durante la trasmissione – “sono le vene che fanno circolare il sangue nel corpo del paese, e quando funzionano riescono a pompare ricchezza” facendolo vivere e prosperare. Per converso la Danimarca, buon ultima nella lista delle nefandezze erariali e tangentizie è la prima in Europa per opere infrastrutturali, tra l’altro, semplicemente spettacolari come il Ponte da fantascienza di ben 17 km. che la unisce alla Svezia assieme ad un lungo tunnel sottomarino. E’ un dato che dimostra che la responsabilità del mancato ‘pompaggio’ (e quindi la persistenza della crisi) è anche, se non soprattutto, nostra.  Certo, c’è pure lo zampino del ‘sistema Europa’ dominato dagli interessi miopi di chi attualmente detta legge in quel di Bruxelles, e pensa soprattutto ai propri interessi nazionali, ma l’Italia è prigioniera delle sue stesse leggi. Bloccata dalle decisioni  conflittuali definite ‘concorrenti’ tra Stato e Regioni, sorte con la modifica del Titolo V della Costituzione (che, forse, sarà abolita), alle discrasie giudiziarie in danno dello stato di diritto; dal ruolo, a volte esuberante e distorcente, del ramo amministrativo della giustizia, ai codici dai mille codicilli (più di ventimila leggi a fronte delle sei o settemila prodotte in Francia e Germania) che alla fine lasciano sul terreno le cosiddette ‘opere incompiute’, a loro volta fonti di  contenziosi con lo Stato. Infine motivo di grande scalpore, per la perdita di credibilità e prestigio, le decisioni politiche che violano il principio del “pacta servanda sunt” stravolgendo addirittura gare internazionali regolarmente vinte, fattore di depotenziamento delle proprie imprese che all’estero realizzano opere mirabolanti. La vicenda del Ponte sullo Stretto appartiene a quest’ultima categoria. La mannaia che ne avrebbe decretato la fine è stato il portato di una legge, voluta dal governo Monti, ma la cordata vincente non vorrebbe fruire dei diritti violati per trarre l’esclusivo vantaggio economico previsto dalle penali per l’annullamento della gara a tutto danno della ineluttabile distruzione di speranze di riscatto delle terre del Mezzogiorno. Infatti l’ad della Salini Impregilo, Pietro Salini, pur potendo, assieme alle altre Imprese internazionali, coinvolte nell’appalto, decidere di ‘accontentarsi’ delle salatissime penali previste, ha recentemente dichiarato di rinunciare alle stesse se si dovesse decidere di far ripartire il progetto che è un vero e proprio gioiello dell’ingegneria pontista orgoglio dell’Italia e di chi lo realizzerà. Vi è, comunque, da aggiungere che non si tratta solo di un gioiello dell’ingegneria da ammirare e fare ammirare, e già questo, oltre alla sua costruzione (che comporta una rilevante occupazione), sarebbe un risultato eccezionale, ma sul Ponte c’è anche un interesse nazionale non solo per l’unificazione reale del Paese, dalle Alpi alla Sicilia, che si determina rompendo finalmente gli argini dell’isolamento dei territori del profondo Sud, ma anche per la dotazione di quelle vene che ‘pompano’ ricchezza nell’intero corpo del Paese. Si è sempre parlato, inascoltati, del Ponte come gallina dalle uova d’oro, e per dirla con le parole di Duilio Giammaria (autore del servizio tv) possiamo parlare di ‘giacimenti nascosti’ di ricchezza. Non è infatti ricchezza captare una fetta importante dei container che transitano nel Mediterraneo? Non è una grande ricchezza dotare il paese di un sistema logistico per il trasporto delle merci che vanno o vengono dal Nord Europa? Certamente i ‘No Ponte’ non hanno idea di cosa questo significhi, altrimenti, forse, non avrebbero spinto per la cancellazione della gara regolarmente vinta che costerà allo Stato più di quanto esso avrebbe potuto spendere per la megastruttura dello Stretto di importanza vitale per il Paese. E allora di sicuro ha ragione il prof. Piga quando dice che l’80% delle opere che provocano salassi alle finanze dello Stato non sono frutto della corruzione ma semplicemente il portato della incompetenza dominante. C’è una voglia nuova che emerge dalle parole del Vice Ministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, ed è viva la speranza  che finalmente si passi dalle parole ai fatti, dai programmi fatui della pseudo politica ai progetti fattuali di ingegneri, architetti, urbanisti, economisti, sociologi da toccare con mano nei prossimi Convegni di Messina il 26 aprile e di Roma il 6 Maggio, questo ultimo portato proprio in una sede dell’UE … Buongiorno Europa!

*Blogger e Comitato Ponte Subito

**Patologo e Comitato Ponte Sezione Peloritana

***Economista Università di Messina e di Harvard