Reggio, il Pm Musarò aggredito dal boss Gallico: il terribile racconto

“Ho pensato: mi sta ammazzando”. Con queste parole il pm Giovanni Musarò ha raccontato alla Commissione parlamentare antimafia che lo ha ricevuto in audizione, l’aggressione subita da parte del superboss Domenico Gallico

aprire porte del carcereHo pensato: mi sta ammazzando“. Con queste parole il pm Giovanni Musarò ha raccontato alla Commissione parlamentare antimafia, l’aggressione subita da parte del superboss della ‘ndrangheta Domenico Gallico nel carcere di Viterbo il 7 novembre 2012. “Sono stati secondi infernali, un’esperienza che non auguro a nessuno – ha raccontato il pm – mi avrà dato una cinquantina di pugni e sessanta calci. Mi ha massacrato, ho avuto paura”. A salvarlo è stato il giovane avvocato che era stato chiamato per assistere Gallico. Ai componenti della Commissione Antimafia che gli hanno chiesto se secondo lui il boss volesse ucciderlo, il magistrato ha risposto: “non credo mi volesse fare un massaggio. E’ un uomo che ha compiuto numerosi omicidi: se ti mette le mani addosso ci mette un secondo a spezzarti il collo”. Era stato Gallico a chiedere di essere interrogato in carcere. Contro il pm Giovanni Musarò, il boss Domenico Gallico aveva accumulato risentimento. Era stata infatti da poco sequestrata la villa dei Gallico, era stata arrestata quasi tutta la famiglia Gallico. Di qui i motivi dell’accanimento verso il pm. Quando Musarò, dopo la richiesta di Gallico di essere interrogato, decise di andare al carcere di Mammagialla, a Viterbo, dove Gallico era detenuto, per ascoltarlo, “scrissi alla Casa Circondariale chiedendo di essere assistito da due agenti di polizia penitenziaria: temevo di subire un’aggressione“. Ma quando il boss fu fatto entrare nella saletta per il colloquio entrò solo. Il detenuto si avvicinò al magistrato: “venne verso di me e mi disse: dottore, che piacere, finalmente ci conosciamo dal vivo. Posso avere l’onore di darle la mano?”. Mentre Musarò si stava alzando per porgergli la mano, il boss ha finto di voler ricambiare il gesto ma lo ha colpito con violenza, rompendogli il naso e poi massacrandolo di botte.