Reggio, arrestato marocchino scoperto a percuotere con violenza la moglie: “la stava ammazzando” [FOTO]

Arrestato a Locri, in provincia di Reggio Calabria, Minaccia di morte la moglie e la percuote ripetutamente. Arrestato, in flagranza di reato, un 37enne di origine marocchina

marocchinoVerso le quattro di questa notte, i Carabinieri della Stazione di Locri hanno arrestato in flagranza di reato, per “maltrattamenti in famiglia”, Hammoukhoya Mounir, disoccupato 37enne di origine marocchina. Alle prime ore dell’alba, l’uomo, dopo aver ripetutamente percosso la moglie, sua connazionale, nel corso dell’ennesima lite per futili motivi, l’ha minacciata di morte. Solo grazie all’immediato intervento dei Carabinieri, allertati dalla donna tramite 112, si è riusciti a evitare conseguenze più gravi per la povera vittima, la quale, in evidente stato di shock, è stata trasportata presso l’ospedale civile di Locri, dove i medici le hanno riscontrato ferite multiple ed escoriazioni in varie parti del corpo, poi giudicate guaribili in 5 giorni. Nella circostanza, la donna, tra le lacrime,  ha confidato ai militari operanti di essere da tempo vittima delle angherie e di ripetuti episodi di violenza da parte del marito, a suo dire iniziati ai primi del 2012, rivelando un’esperienza di continue condotte minacciose, umilianti, vessatorie e violente tra le mura domestiche, mai denunciate alle Autorità per paura di più gravi ritorsioni.

A seguito dell’occorso, l’arrestato è stato ristretto presso la Casa Circondariale di Locri, come disposto dal Pubblico Ministero di turno presso la locale Procura della Repubblica, Dottor Vincenzo Toscano.

Se da una parte sono in diminuzione gli interventi dei Carabinieri del Gruppo di Locri per liti in famiglia, per vari tipi di maltrattamenti e atti persecutori, spesso commessi anche in presenza di minori [nel 2013, sul numero di pronto intervento 112 attestato presso la locale Centrale Operativa (che serve le Compagnie di Locri, Bianco e Roccella Jonica) sono pervenute 268 telefonate con cui è stato chiesto l’intervento dell’Arma per dirimere dissidi familiari, 219 nel 2014, 36 nel primo trimestre 2015], in controtendenza, invece, sono i dati relativi alle denunce e agli arresti per tali reati: infatti, quello della violenza di genere e “intrafamiliare” è un problema che sta emergendo anche nella Locride. Nella stragrande maggioranza dei casi vittime sono le donne (in tale ambito, eclatanti sono stati gli omicidi della 41enne badante ucraina Tatiana Kuropiatnicova, commesso il 15 settembre 2013, e della giovane Mary Cirillo, commesso a Monasterace nel pomeriggio del 18 agosto 2014 – in entrambe le circostanze, i relativi, presunti autori sono stati assicurati alla Giustizia dai Carabinieri), donne che ora, sempre più numerose, trovano il coraggio di denunciare all’Arma le troppe angherie subite. In questo contesto, i dati registrati dai Carabinieri delle Compagnie di Roccella Jonica, Locri e Bianco sono in netto aumento: questo significativo “cambiamento di rotta” è sintomatico della volontà delle donne, vittime di violenza, di ribellarsi alla condizione di assoggettamento cui sono sottoposte. In particolare, nell’anno 2013, i Carabinieri del Gruppo di Locri hanno eseguito 2 arresti per il reato di maltrattamenti in famiglia (di cui uno in flagranza di reato ed uno su provvedimento restrittivo dell’Autorità Giudiziaria), nonché cinque arresti per atti persecutori, ovvero lo “stalking” (uno in flagranza di reato e i restanti a seguito di emissione di misura cautelare), con cinque deferiti a piede libero per maltrattamenti e quattro per atti persecutori; mentre, nel 2014, sono stati effettuati 8 arresti per maltrattamenti in famiglia (di cui cinque in flagranza di reato e tre in esecuzione di misura cautelare) e tre arresti per atti persecutori (di cui uno su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria) con 6 persone denunciate in stato di libertà per il reato di maltrattamenti in famiglia e 11 per atti persecutori. Inoltre, nell’anno 2013, sono state notificate cinque misure cautelari del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa ex art. 282 ter c.p.p. (di cui due per il reato di maltrattamenti e tre per “stalking”) e quattro nel 2014 (di cui tre per il reato di atti persecutori ed uno per maltrattamenti in famiglia), nonché applicata, in via preventiva, la misura di sicurezza del ricovero in casa di cura  e custodia  nei confronti di un soggetto straniero resosi responsabile del reato di atti persecutori. Quest’ultima misura ha già registrato 2 episodi nel primo trimestre dell’anno in corso, periodo durante il quale sono state anche arrestate 2 persone per maltrattamenti in famiglia e 3 sono state denunciate per lo stesso reato.

Importanti, in tale ottica, sono state le modifiche introdotte dalla Legge 15 ottobre 2013, n. 119, recante “disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere”, che hanno fornito quel quid pluris al sistema di protezione alle donne prevedendo, al di là dell’inasprimento delle pene di 1/3 [se alla violenza assiste un minore e/o se la vittima è in stato di gravidanza e/o se la violenza è commessa dal coniuge (anche se separato) e dal compagno (anche se non convivente)], l’“arresto obbligatorio” in caso di flagranza per reati di maltrattamento familiare e “stalking”, l’“allontanamento del coniuge violento dalla casa familiare” (che potrà essere controllato attraverso il braccialetto elettronico), l’“irrevocabilità” della querela per violenza e maltrattamenti (sottraendo, di fatto, la vittima dal rischio di una nuova intimidazione tendente a fargliela ritirare) e il “patrocinio legale gratuito” per le vittime che non si possono permettere un avvocato.

I dati sopra riportati riflettono, dunque, il grande impegno assunto dall’Arma, nonché l’attenzione che l’Istituzione pone alla problematica, soprattutto sotto il profilo della gestione del primo intervento: di fatti, la capacità di interagire con le vittime, l’essere resi edotti dell’esistenza di appositi Centri Anti-Violenza, la consapevolezza della vicinanza della Stazione Carabinieri, sono tutti fattori importanti che servono a prevenire, e al contempo reprimere, l’escalation della violenza domestica-relazionale cui sovente sono coinvolte le donne, con la speranza che i reati più efferati di cui esse sono state recentemente vittime possano finalmente smuovere le coscienze e far trovare più coraggio per denunciare quanto patito, nonché far loro comprendere che quel partner che ora è il protagonista negativo dell’orrore che vivono non potrà più tornare a essere quello che un tempo le aveva fatte innamorare.