Reggio, al Comune il Registro delle Unioni Civili: “siamo allibiti, manca solo il ritratto di Marx attaccato al muro”

unioni civiliNel corso dell’ultima riunione della commissione comunale “Statuto e regolamenti” è stata sentita la nostra rappresentante Tanya Caridi sull’istituzione del registro delle unioni civili. Argomento certamente spigoloso, ma non per noi che non ne facciamo una questione ideologica, ma di buonsenso.

“Un clima incandescente fin dai primi minuti e uno spettacolo indecoroso offerto dai consiglieri della sinistra – ha raccontato Caridi – Personaggi che, con atteggiamento di sufficienza, hanno dato l’impressione di immaginarsi più nella Stalingrado sovietica che a Reggio Calabria…mancava solo un ritratto di Carl Marx alle spalle del presidente della commissione e ci saremmo sentiti al freddo di un gulag siberiano. Ecco chi governa questa città, un manipolo di gente assetata di potere che ha trasmesso solo una gran voglia di arrogante tracotanza, ma nulla di costruttivo per la nostra città. I consiglieri del centrosinistra erano visibilmente infastiditi – sostiene la rappresentante del CSTP – soprattutto della nostra presenza…e giù con urla, atteggiamenti autoritari ed imposizioni. Nonostante l’atmosfera fosse davvero irrespirabile, abbiamo voluto comunque e con forza sostenere le nostre ragioni in merito all’INUTILITÀ ed all’ILLEGALITÀ di questi fantomatici registri delle unioni civili.

Ma vallo a spiegare a chi non vuol sentire!!! L’interesse e l’attenzione erano così alti che ho dovuto interrompere la mia relazione più volte – confessa Tanya Caridi – perché i vari consiglieri presenti erano impegnati ad alzarsi dalla sedia, a bisbigliare tra loro…insomma a farsi i fattacci loro senza nessun pudore. Alla fine ce l’abbiamo fatta ed abbiamo spiegato che la nostra contrarietà non è preconcetta ma basata su fatti concreti, sebbene loro abbiano dimostrato di infischiarsene. Contrari prima di tutto perché la legge italiana non contempla tali registri e perché non è compito degli enti locali legiferare sull’anagrafe, per come è previsto dall’art. 117 della nostra Costituzione. Contrari perché tutte le tesi portate avanti dai sostenitori si fondano su questioni ideologiche e non di opportunità. Ad oggi infatti le coppie conviventi (anche quelle dello stesso sesso) hanno in sostanza tutti i diritti che sono riconosciuti alle coppie di coniugi. Di cosa parliamo quindi? Parliamo del fatto che ad essi sono riconosciuti esclusivamente diritti e nessun dovere per come invece avviene nel matrimonio. È inammissibile che si cerchi di aggirare la legge tentando di equiparare le unioni civili ai matrimonio. La Corte Costituzionale ha già chiarito nelle sentenze 138/2010 e 170/2014 che il matrimonio è solo tra uomo e donna, perché allo Stato non interessano le questioni affettive, ma il ricambio generazionale. E non ha basi solide nemmeno la tesi secondo la quale i figli perderebbero di dignità. L’art. 315 del Codice Civile non contempla alcuna distinzione giuridica ed i coniugi, mamma e papà, hanno l’obbligo di mantenerli, istruirli ed educarli. La legge non obbliga i genitori ad amarli. Perché l’affetto non può essere suscettibile di regolamentazione legislativa.”

Ecco alcuni dei motivi che ci hanno spinto a chiedere di essere ascoltati. Il centrosinistra FORMALMENTE lo ha fatto, tant’è che alla fine alla maniera comunista, con “pugno chiuso” anziché per “alzata di mano”, modalità di votazione definita forse fascista, hanno stabilito che si farà come hanno stabilito loro…e basta! Noi però non ci stiamo e continueremo la nostra battaglia a difesa della famiglia naturale.

Che ciò sia chiaro – conclude la nota del Centro Studi Tradizione Partecipazione – a chi confida in noi e, soprattutto, a chi col colbacco in testa, al grido di “hasta La victoria siempre” e cantando “bella ciao”, pensa di poter arrogantemente e goffamente decidere “tout court” le sorti di tutti.