Reggina: Foti, il Comune e lo stadio nuovo. Le riflessioni di un tifoso

Un tifoso: “oggi le società di calcio sono finalizzate, proprio dal loro status giuridico, a produrre utili. Ovviamente le gestioni possono condurre a proventi positivi o al fallimento con tutti i suoi corollari negativi”

reggina logoRiflessioni di un tifoso della Reggina su Foti, il Comune e lo stadio nuovo:

Nel mare di disperazione in cui versa la città ha senso parlare di calcio? Forse no, ma noi lo facciamo lo stesso. Oggi le società di calcio sono finalizzate , proprio dal loro status giuridico, a produrre utili. Ovviamente le gestioni possono condurre a proventi positivi o al fallimento ,con tutti i suoi corollari negativi. La specificità pero’ di questo tipo di società risiede nel fatto che i fruitori del  “prodotto calcio” hanno una apparente connotazione pubblica, poiché , storicamente , le comunità cittadine tendono , oggi comunque sempre meno, ad identificarsi con la squadra di calcio, pieni di orgoglio nelle vittorie, disperati nelle sconfitte. Questo del calcio è stato sempre il mondo delle iperboli e delle esagerazioni, quasi una metafora estrema ed opposta della noiosa routine quotidiana. Anche la Reggina ha sempre rappresentato per la città il lato bello da mostrare , quasi ad esorcizzare le brutture che la città costantemente produce. Per decenni gli enti locali si sono svenati nel sostegno di tali società ; in questa città la Reggina e la Viola, hanno goduto di sostegni finanziari super sostanziosi, sottraendoli ad altri comparti sociali estremamente bisognevoli, proprio per l’ apparente , o vera, valenza sociale del fenomeno calcio. Oggi questa società’ e’ in condizioni economiche che appaiono disperate ( sarebbe interessante capire come), al pari della sua posizione in classifica , soggiornando permanentemente a due passi dal baratro economico e sportivo.La domanda da porsi in questo momento è questa :cosa può’ e deve fare una amministrazione comunale di fronte a società sportive che versano in crisi di questa natura ? Che tipo di interlocuzione deve esserci fra il capo di una amministrazione di centrosinistra e i responsabili di tali società? Se la risposta deve avere connotazioni che abbiano riguardo solo al ” mercato” , cioè’ alle regole che sottendono la concorrenza, la risposta potrebbe apparire abbastanza banale: chi , per qureggina savoia 2-2 (10)alunque causa, non regge il mercato e quindi la concorrenza che lo regola e che lo soregge, viene inevitabilmente sospinto fuori da esso senza poteri di Intervento per nessuno ,tantomeno per chi amministra la cosa pubblica , cosa peraltro vietata dalla legge. Ma, proprio per le caratteristiche proprie delle società di calcio,per la loro capacità di traino di altri settori economici e per la oramai storicamente consolidata ” rappresentanza esterna” della comunità ove operano , anche al di la dell’ ambito sportivo, impongono quasi un diritto- dovere di intervento. Quale? È materia specifica degli assessorati allo sport , in prima battuta, e della intera rappresentanza comunale dopo. Senza, ovviamente, pretendere di svolgere un compito assegnato ad altri , solo come traccia di un tema che abbisogna di uno svolgimento più approfondito, con il necessario ed imprescindibile coinvolgimento di tutte le realtà che ruotano nel mondo dello sport, credo sia necessario incamminarsi su un sentiero virtuoso , obbligato per chi ritiene di essere di centrosinistra , che programmi ed esegua politiche sportive che privilegino lo sport di base, inteso come veicolo primario per la formazione non solo del corpo, ma anche del carattere . ” Mens sana in corpore sano ,”sentenziavano i nostri avi illuminati . Dopo aver costruito , nel tempo , un tessuto di strutture e luoghi dove , lo sport inteso nel senso prima indicato, consenta la pratica sportiva al maggior numero di persone, si puo’ pensare al supporto dei simboli più appariscenti.Molto più chiaramente, solo per indicare un primo , parziale, intervento, che dia il segnale dell’ inversione di tendenza,lo stadio Granillo, bene pubblico concesso per anni, senza alcun ritorno per la comunità’ , torni alla fruizione di tutti e, nel contempo , si consenta pero’ alla società sportive che hanno fini di lucro, di , se ne hanno la possibilità’ finanziaria, e rischiando di proprio, costruirsi una struttura privata, su aree consentite e messe a disposizione dall’ amministrazione. Queste e tante altre soluzioni di questo tipo ( a quando gli stati generali della sport ?) produrrebbero almeno due risultati evidenti: primo non impegnerebbero risorse o beni pubblici ( in questi tempi di magra !! ) per fini privati, secondo consentirebbe a privati di cimentarsi , a proprio rischio, nel loro settore producendo , se l’ investimento risultasse positivo, riscontri positivi per loro ed indirettamente benefici socio-economici all’ intero territorio dove hanno scelto di operare. Tertium non datur.
Avv Salvatore Chindemi

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