Rai1, ‘Linea verde orizzonti’ domani racconta le meraviglie della Calabria

‘Linea verde orizzonti’ va in Calabria

tropeaLa puntata di ‘Linea Verde Orizzonti’ in onda sabato 25 aprile, su Rai1 alle 11.05, abbraccerà un orizzonte storico di indubbio fascino, senza naturalmente trascurare le realtà di un presente che di quel passato conserva molti elementi caratteristici. Partendo da Serra San Bruno, sede della famosa Certosa, al centro della Calabria meridionale dove la distanza tra i due mari è minima, Federico Quaranta e Chiara Giallonardo intraprenderanno due percorsi distinti: lui, ad Ovest, andrà sulla costa tirrenica, lei, ad Est, su quella jonica. Calabria tra i due mari, dunque: una Calabria che vanta prodotti e specialità gastronomiche diventate ormai dei veri e propri toponimi come la cipolla di Tropea, la ‘nduja di Spìlinga, il pesce stocco di Mammola, i peperoncini di Capo Vaticano. Si apprezzeranno, e si gusteranno virtualmente, tutti, con l’aggiunta di una novità che monopolizzerà di sicuro l’attenzione di tutti i vegetariani: il muscolo di grano, un brevetto alimentare esclusivo frutto di un impasto di grano e legumi di ottima consistenza, che si presta ai più svariati modi di cottura. Non è casuale che il suo inventore sia di Squillace, proprio in quel luogo dove Re Italo introdusse anche il concetto di “sissizio”, la pratica conviviale propugnatrice di uguaglianza, fraternità, pace fra gli uomini e con gli animali dei quali, diceva due millenni fa, dovrà prima o poi finire la pratica dell’uccisione a scopo alimentare. Un convivio vegetariano dunque, dove si consumavano i prodotti della terra, base storica della cultura vegetariana e vegana e della nascita della dieta mediterranea come alimentazione del benessere. Ma non solo, il “sissizio” fu in sostanza anche il progenitore della moderna democrazia: a tavola si ragionava tutti meglio, si trovano intese anche per le controversie più difficili, e meglio è se venivano bandite pratiche cruente. Pitagora alcuni secoli dopo sostenne lo stesso concetto, quando rifiutò di sacrificare agli dei un bue per ringraziarli di aver illuminato il suo pensiero nell’elaborare il celebre teorema. Fece cuocere un bue di pane, consegnato alla leggenda come il “bue pitagorico”.