Messina, quante opere incompiute. La città e l’isola sono il fanalino di coda

Il Governo starebbe pensando di sbloccare i fondi necessari per completare 5mila cantieri sul territorio nazionale: il 9% di queste infrastrutture è in Sicilia

cantieriLa Sicilia è la terra delle opere incompiute: lo sosteniamo da tempo e i dati, purtroppo, confermano le nostre letture e le nostre inchieste. Nell’isola ci sarebbero, infatti, 476 opere finanziate, progettate ed immediatamente cantierabili, che metterebbero nel circuito economico circa 3,76 miliardi di euro. Opere che, però, rimangono bloccate al Ministero, a causa dei lacci e lacciuoli della burocrazia.

Delrio, in tal senso, starebbe pensando d’inserire queste infrastrutture in un’apposita piattaforma: “la carica dei 5mila cantieri per far ripartire l’Italia”. Il 9% degli interventi previsti a livelli nazionale, riguarderebbe proprio la Sicilia: con 27 strade, 64 interventi di manutenzione, un’infrastruttura portuale, 62 opere idriche, 7 opere ferroviarie, 81 opere urbane, 74 interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, 47 interventi per dissesto idrogeologico e tanti, tanti altri capitoli, l’isola beneficerebbe dell’agognato trattamento speciale.

Foto La Presse

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La provincia di Messina, in quest’ottica, trarrebbe importanti risorse per iniziare la riqualificazione di alcune aree: fra lunghi tratti di mare, case per anziani, campi sportivi, l’elenco è vasto e concerne tanto la costa ionica quanto la costa tirrenica.

L’Ance ha evidenziato come i ritardi accumulati siano il simbolo dell’arretratezza infrastrutturale della Sicilia, un’arretratezza che emerge prepotentemente allorché si valutano concretamente le necessità d’intervento, ragionando per priorità. Sulla stessa lunghezza d’onda sono state le parole di Vincenzo Garofalo, deputato di Area Popolare ed esperto delle infrastrutture nel Meridione per l’ex ministro Lupi. Questi ha rilevato come le scelte del Governo potrebbero portare a 165mila nuovi posti di lavoro, chiosando con una riflessione di carattere generale: “Basta con la distinzione tra opere piccole e grandi. L’unica distinzione da fare è tra opere inutili e quelle che sono invece utili e che vanno realizzate con senso di responsabilità da parte degli imprenditori che si aggiudicano gli appalti i quali devono essere consapevoli che chi sbaglia pagherà. Questa è la prima regola che si sta provando ad introdurre con il nuovo codice degli appalti. Tra i cambiamenti di rilievo anche la sostituzione del parametro del maggior ribasso (che ha dimostrato di essere fallimentare) con quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.