Mattarella non copi Vittorio Emanuele III ma difenda il paese

Il ducetto Renzi alla testa dei suoi liceali continua la scalata al potere assoluto che vuole conseguire costi quel che costi

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di Giovanni Alvaro- Il ducetto Renzi alla testa dei suoi liceali continua la scalata al potere assoluto che vuole conseguire costi quel che costi. Lo strumento ‘tecnico’ usato (a parte gli strumenti politici caratterizzati da una capacità di ‘arruolamento’ di deputati in cerca d’autore, e di un’annuncite’ infinita che ammalia i poveri di spirito) è la legge elettorale conosciuta come Italicum ma ribattezzata come Renzinum, che permetterà al nostro fluente parlatore di poter selezionare la propria rappresentanza con veri e propri yesman per avviare il processo autoritario. La legge che era stata colpevolmente sottovalutata dai più (politici e operatori dell’informazione per scelta, per interesse o per pigrizia poco importa) comincia ad essere letta per quello che è realmente: un sicuro biglietto d’ingresso per rendere legale qualsiasi ‘porcheria’, una specie di lasciapassare, per realizzare l’obiettivo dell’uomo solo al comando con le sue bizze, le sue lune storte e le proprie incapacità di governo già dimostrate ampiamente. Essa è più simile alla legge Acerbo del 1923 (che aprì le porte alla dittatura) che alla cosiddetta legge truffa del 1953 (così nominata dalla sinistra) inseguita dalla DC di De Gasperi. La ‘legge truffa’ era una legge che prevedeva il premio di maggioranza al partito che avesse raggiunto la quota del 50,1% dei voti rispettando comunque la volontà popolare e dando al partito vincente un quota maggiore di parlamentari per permettergli di poter governare senza grandi problemi che le opposizioni abbastanza agguerrite nell’immediato dopoguerra, potevano creare. Il premio comunque non scattò e tutto l’ambaradan messo in piedi dalla sinistra permise alla stessa di spacciare per successo una sonora sconfitta. La legge Acerbo invece prevedeva il premio al partito che, superando il 25% dei voti, si fosse piazzato primo. La legge passò dopo un dibattito infuocato e con la sfida di Mussolini al Parlamento esplicitato con la richiesta di fiducia al governo fatta da Mussolini. Ma una opposizione lacerata invece di votare contro la fiducia e mandare a casa il candidato alla dittatura si divise tra chi votò contro la fiducia e chi scelse di assentarsi al momento della votazione. La votazione decisiva si concluse, pertanto, con 178 si al governo contro 157. Risultarono determinanti gli assenti che scelsero di non partecipare alla votazione e furono ben 53 che avrebbero potuto cambiare il corso della storia. Il listone di Mussolini (come pensa di fare il bullo fiorentino) superò agevolmente la soglia del 25% attestandosi addirittura oltre il 60% agevolato, in questa impresa, da una campagna elettorale caratterizzata dalle violenze fasciste. Il Renzinum prevede, certamente, la vittoria e l’assegnazione del premio se si supera il 40% ma prevede, pure, in caso di non superamento di questa soglia, di procedere al ballottaggio tra i primi due partiti più votati indipendentemente se la percentuali siano del 20, 25 o del 30%. Se chi voterà la fiducia pensa di salvarsi le terga ha fatto i conti con le scelte di un signore che passerà ai posteri come il signor #state sereni. Ed è un signore disposto a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi aiutato dai dilettanti promossi grandi statisti ma che non sanno, come si dice dalle mie parti, “se il pane gli fa utile”, e aiutato dalla stessa Presidente della Camera che pur aveva attaccato l’Uomo solo al comando’. Il Paese è ad un bivio. Questo è chiaro. Un moto di resipiscenza dei parlamentari in cerca d’autore è auspicabile per la democrazia e per il Paese. Ma è anche necessario che, pur non avendo alcuna esperienza, il Presidente della Repubblica rompa il silenzio che sta tenendo sulla vicenda e si muova di conseguenza evitando di passare alla storia come il novello Vittorio Emanuele III che poteva bloccare sul nascere il mostro che stava sviluppandosi e non lo ha fatto preferendo restare sordo e cieco. Se c’è Mattarella, ci aspettiamo di sentire battere un colpo.