L’esercito dei disperati: i fascistelli No-Expo e lo squadrismo dei black bloc [FOTO]

I centri sociali mettono sottosopra Milano. La vuota retorica che maschera frustrazione e violenza

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Dopo i no-Ponte, i no-Tav, i no-Mose, i no-G8, ecco arrivare la milizia dei no-Expo: un esercito di disperati che, per varie ragioni, scende in piazza a protestare contro un evento internazionale che il paese ha l’onore di ospitare. Certo, le difficoltà non sono mancate: i cantieri hanno proceduto a rilento e la macchina organizzativa è passata sotto la scure della magistratura. E con ciò? Un mondiale è forse meno affascinante se l’addetto alla sistemazione del San Siro è corrotto? Assolutamente no.

Ma le obiezioni assennate lasciano il tempo che trovano. Queste truppe di infingardi non vogliono testimoniare nulla al di fuori della loro protervia: il loro insindacabile diritto di fare caciara è un atto di squadrismo, la loro pretesa di mettere a soqquadro il paese, di sputare sull’immagine internazionale dell’Italia, è una vocazione belluina.

Cercano lo scontro con le forze dell’ordine, costrette – queste ultime – a svolgere funzioni da badanti rispetto agli scolaretti teppisti. Secondo quanto riferisce Repubblica, in viale Majno un passante in giacca e cravatta è stato preso a colpi di bottiglie e uova: pagava, ovviamente, la sua uniforme borghese, un grave reato per l’Inquisizione delle anime pusille.

I collettivi hanno imbrattato le banche (“no al capitalismo”), le gioiellerie (“potere al popolo”) e la sede dell’Enel con altre amenità, mentre alcuni manifestanti compiacenti bloccavano le videocamere dei giornalisti per impedire che le riprese potessero smascherare i facinorosi.

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Con i cappucci, i caschi e i passamontagna, questi fascistelli da salotto, queste camicie nere da playstation, hanno invaso la città che cinque giorni fa celebrava i valori della Resistenza, alla faccia della Costituzione più bella del mondo.

Insozzano una metropoli, inquinano l’atmosfera con energie negative, funestano le prime pagine dei giornali con la loro imperante demenzialità. Le ragioni della protesta restano un mistero: dentro c’è un universo di sigle che pone delle rivendicazioni francamente singolari. Ci sono i lobbisti del movimento No Canal, che insorgono per la bretella idraulica di Villoresi, e gli atleti stufi di una Milano senza piste ciclabili, che si apre al mondo manco fosse una vetrina. C’è, insomma, un branco di scalmanati che vuole issare le barricate.

Alcuni sferrano un attacco rozzo alla capacità dello Stato di garantire la sicurezza: e mentre in Parlamento si dà del duce a Matteo Renzi per una tardiva modifica della legge elettorale, nessuno – nell’arco delle cosiddette forze antagoniste – trova il tempo per condannare certi atti esecrabili. I crisantemi li portano a Montecitorio, non nella Milano di Pisapia. Così, quando il biancore dei fumogeni si dirada, ci si rende conto che dietro i black bloc non si celano soltanto criminali: c’è un modo irresponsabile di concepire il paese. Dalla fantasia al potere allo squallore catartico. Benvenuti a Milano e buona Expo.

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