In Italia migliaia di ordigni inesplosi: chiesta la bonifica

Bomba Pietrastorta (7) Nei primi tre mesi del 2015 sono già cinque le persone rimaste ferite dagli ordigni inesplosi disseminati sul territorio italiano, ogni anno se ne trovano oltre 60mila. E’ necessaria una bonifica sistematica, e non solo occasionale. A sottolinearlo all’Adnkronos è l’avvocato Roberto Serio, segretario generale dell’Anvcg, l’Associazione nazionale vittime civili di guerra.

Il numero di ordigni bellici che vengono trovati ogni anno in Italia è in media superiore ai 60mila – dice Serio – Questi sono dati ufficiali del ministero della Difesa. L’anno scorso c’è stato anche un decesso. In seguito alle ferite provocate dall’esplosione di un ordigno bellico è morto un uomo nel bellunese. Inoltre sia nel 2013 che nel 2014 abbiamo registrato casi di gravi ferimenti a due cifre che riguardano per la maggior parte minori, operai e collezionisti”.

Sul fronte della bonifica del territorio, afferma il legale, “ultimamente la situazione sta leggermente migliorando. Il grosso della bonifica bellica è stato fatto negli anni immediatameBomba Pietrastorta (1)nte successivi alla fine del secondo conflitto mondiale ma ovviamente con gli strumenti dell’epoca che non erano in grado di intercettare ad esempio ordigni a una certa profondità e che negli anni stanno venendo fuori”.

La cosa importante – sottolinea – è che la bonifica venga fatta con maggiore sistematicità. E’ la cosiddetta ‘bonifica sistematica’. Attualmente, nel momento in cui si costruiscono le fondamenta di un palazzo o si fanno dei lavori infrastrutturali e vengono fuori degli ordigni, vengono chiamati i reparti specializzati che effettuano le cosiddette bonifiche occasionali. Quello che noi diciamo da tempo è che andrebbe ampliata la bonifica sistematica”.

Nel momento in cui in un posto si trovano determinati tipi di ordigni – spiega il segretario generale dell’Anvcg – è infatti probabile se non praticamente certo che in quel luogo ci sia stato un bombardamento o una battaglia. Quindi se c’è un ordigno è probabile che non sia l’unico e che l’intera zona sia interessata”.

Le bonifiche costano ma “proprio come ha sottolineato il giovane Nicolas Marzolino si spende di più a fare le bonifiche sistematiche o a pagare poi indennizzi sotto forma di pensioni di guerra che hanno natura risarcitoria a soggetti che rimangono feriti? – dice Serio – Nicolas è diventato cieco ed ha perso una mano, il suo amico Lorenzo è rimasto cieco anche lui”.

Inoltre, sottolinea l’avvocato Serio, “servono maggiore rigore e controllo su chi le bonifiche le effettua. Devono essere fatte solo da personale specializzato, se si lasciano totalmente nelle mani dei privati, qualcuno potrebbe avere interesse a farle un po’ alla buona”.Bomba Pietrastorta (4)

Il segretario generale dell’Anvcg avverte sui rischi: “Ci sono delle imprese di lavori che quando scavano e trovano degli ordigni bellici anziché avvalersi di ditte specializzate che ovviamente hanno dei costi, magari fanno rimuovere gli ordigni per farli buttare da un’altra parte. Come si è fatto con l’amianto”.

Per questo “sarebbe meglio che le bonifiche sistematiche venissero effettuate a monte direttamente da chi concede l’area e non da chi la prende in carico. Dunque deve farle lo Stato, non devono essere le ditte private a commissionarle. E’ vero che adesso si tende a delegare sempre di più il privato ma quando abbiamo a che fare con la sicurezza pubblica questa non la si può delegare”.

L’Anvcg ha messo a punto una campagna informativa nelle scuole. “Stiamo perfezionando con il ministero dell’Istruzione un protocollo d’intesa che ci vedrà fianco a fianco il prossimo anno scolastico – dice il legale – per fare informazione e sensibilizzazione. Quell’informazione che se ci fosse stata avrebbe potuto e potrebbe evitare molti incidenti anche perché statisticamente quelli che si fanno più male sono gli studenti in età scolare, la cui curiosità e imprudenza li porta molto spesso ad avvicinarsi a questi ordigni, pensando magari che a distanza di tanti anni non possano più nuocere”.

“Secondo i dati Unicef – conclude l’avvocato Serio – nel 2013 i morti nel mondo per ordigni inesplosi sono stati 3.308. Il dato comprende 1.112 bambini, 333 dei quali morti in seguito alle ferite. Se si calcola quello che accade qui in Italia a distanza di settant’anni dall’ultimo conflitto, quando gli ordigni Bomba Pietrastorta (5)erano comunque piuttosto obsoleti dal punto di vista tecnologico, si stima quanto potranno mantenere la capacità distruttiva quelli moderni”.

Dall’Italia a Gaza, dove l’informazione sui rischi da ordigni inesplosi passa anche qui dai banchi di scuola. A spiegarlo all’Adnkronos è la presidente del Comitato italiano dell’Unrwa, Cayetana de Zulueta. L’Unrwa è l’agenzia Onu che assiste i rifugiati palestinesi.

“Il progetto lanciato insieme all’Anvcg è una partnership di cui siamo molto felici. Questa storica associazione italiana ha proprio nella sua mission la prevenzione. La loro competenza e il loro consolidato rapporto con gli esperti italiani del settore consentono di avere un partner molto forte” dice de Zulueta. “A Gaza la situazione è particolarmente critica – sottolinea – e c’è un bisogno disperato di questo tipo di intervento, tant’è che le Nazioni Unite hanno attivato l’agenzia che ha il mandato specifico per lo sminamento, l’Unmas, accanto all’Unrwa”.

L’Unrwa lavora alla prevenzione attraverso le sue scuole – spiega de Zulueta – Prima formando insegnanti e poi trasformando gli alunni in potenziali formatori a loro volta nelle famiglie”. Una formazione rivolta al riconoscimento del pericolo pensata proprio per la fascia più giovane della popolazione, quella più a rischio di rimanere coinvolta in incidenti dovuti al contatto con residuati bellici.

“Una delle attività principali dell’Unrwa, che attualmente assiste quasi 5 milioni Bomba Pietrastorta (6)di rifugiati palestinesi in cinque aree diverse (Gaza, Cisgiordania, Giordania, Libano e Siria) sono proprio le scuole che ammontano ormai a 700 con circa 500mila alunni – spiega de Zulueta – Sono scuole considerate di grande qualità nel mondo arabo e hanno la particolarità di essere frequentate per la metà da bambine e ragazze. A Gaza, una delle aree più popolose del mondo, ci sono 245 scuole dell’Unrwa, che insegnano a 230mila studenti”.

A Gaza un ragazzino di 10 anni ha già vissuto tre guerre. Nell’ultima, il conflitto dell’estate scorsa che è durato 52 giorni, sono stati uccisi 540 bambini. Mille dei 3mila bambini feriti rimarranno disabili per il resto della loro vita. Questo numero impressionante di bambini disabili rischia di crescere per l’altissima quantità di ordigni inesplosi – sottolinea la presidente di Unrwa Italia – A una prima ricognizione sono stati identificati 8mila ordigni inesplosi a Gaza ma è una stima per difetto”.

Quanto alla Siria, “qui le scuole sono chiuse da parecchi mesi. Una delle aree più critiche è Yarmouk dove c’erano 150mila rifugiati palestinesi e si teme che ne siano rimasti quasi 18mila intrappolati tra i due fuochi della guerra civile siriana con un altissimo numero di bambini”.