Immigrati: “aumentati del 40% gli interventi di salvataggio dei mercantili”

Reuters

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Barconi alla deriva nel Mediterraneo, ad allarme si aggiunge allarme: “sono in aumento le chiamate di soccorso verso i mercantili dalla centrale operativa della Guardia costiera, la tendenza è del +40%”. A parlare, in una conversazione con l’Adnkronos, è il direttore generale della Confitarma, l’associazione degli armatori italiani, Gennaro Fiore. “Da sussidiario il nostro intervento sta diventando primario -dice Fiore, fornendo i dati-: solo l’anno scorso le chiamate per chiedere l’intervento dei mercantili in zona sono state 880, 274 i soccorsi effettuati e di questi ben 170 da parte di navi italiane”. Ad avere il primato dei soccorsi effettuati è l’armatore Mattioli, dell’Augusta Offshore, con 60 chiamate l’anno scorso e 26 dall’inizio del 2015; anche altri sono “serial rescuers”, come la compagnia Rizzo Bottiglieri De Carlini e la Mediterranea di Navigazione. E la tendenza, si diceva, è in aumento: “in totale nel 2014 sono stati 170.000 i profughi imbarcati sui mercantili, 42.000 su navi italiane. Nei primi tre mesi di quest’anno la tendenza è in crescita del 40%, e le previsioni ci fanno ritenere che nel prossimo futuro potremmo dover imbarcare mezzo milione di migranti”. Naturalmente non si fiata di fronte a una richiesta di soccorso in mare, “non c’è neanche da dirlo, non esiste convenzione che tenga, si va e basta -chiarisce Fiore-; però la situazione sta iniziando a diventare pesante. L’assenza di interventi statali da Libia e Malta fa sì che a intervenire siano in gran parte mercantili italiani: le navi non sono più sufficienti e, aumentando il fenomeno, c’è il rischio a doversi aspettare molte più morti in mare”. Sarebbe necessario, secondo Fiore, “un recupero di sensibilità da parte comunitaria: servono più mezzi e più risorse in zona, un’area di mare che ormai si spinge fin quasi sotto le coste libiche. In fin dei conti è solo una questione di organizzazione, e l’Italia e gli armatori non possono andare oltre quello che fanno già oggi” C’è poi da tener presente la “mancanza di addestramento specifico degli equipaggi: si pensi per esempio alla possibilità di avere delle partorienti a bordo; oppure il rischio: alcune delle navi che soccorrono sono petroliere, è facile immaginare cosa potrebbe succedere se qualche migrante s’accendesse una sigaretta a bordo”. Infine, “e bisogna pur tenerne conto, i costi dei soccorsi sono tutti a carico dell’armatore, non c’è un accordo con lo Stato per un rimborso anche parziale. Sul salvataggio non si discute, però abbiamo chiesto a più riprese un incontro con la presidenza del Consiglio e i ministeri interessati per trovare un accordo sul punto e non ci hanno mai risposto”.