Gotha V, la tela della mafia e quella visione alla Johnny Stecchino

Dal commissariato di Barcellona alla Squadra Mobile di Messina: lo sforzo di stamane dà pugno nello stomaco ai clan della provincia

discarica di MazzarràLa maxi-operazione di polizia che ha portato stamane all’arresto di 22 persone – accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni, rapine e chi più ne ha più ne metta – sembra mostrare il volto inquietante della criminalità locale. Troppo spesso, in città e in provincia, passa l’adagio di una realtà “babba, un’isola felice, un’oasi rispetto alla delinquenza che pure s’annida nel territorio siciliano e sulla costa calabra. Le chiacchiere da bar e, talvolta, gli sproloqui di certi politici lasciano intendere che la criminalità organizzata sia stata smantellata, almeno nel suo cuore pulsante.

squadra-mobileNon è così: come un cancro attecchisce nell’organismo lasciando le metastasi nel corpo, così Cosa Nostra ha il potere di rigenerarsi dalle proprie ceneri, una perversa araba fenice, e l’abilità delle autorità investigative testimonia questa naturale attitudine. Certo, il quadro indiziario andrà comprovato, perché ogni indagato ha una storia penale precisa e definita che lo distingue dagli altri. E tuttavia non si può restare indifferenti di fronte al profilo delinquenziale che traspare: fra kalashnikov e spedizioni punitive, le accuse che ruotano attorno al Gotha V offrono un quadro desolante dello Stretto.

I clan di Catania, Barcellona e Messina si contendono le spoglie di un tessuto sociale lacerato dal pizzo e dalla crisi. Lo fanno spremendo fino all’ultima goccia le energie positive del territorio, anche a costo di renderlo “arido”. Non fanno specie più di tanto le estorsioni, tradizionale strumento di ricatto adoperato da chi opera per Cosa Nostra, quanto l’ennesima politicizzazione delle bande, il tentativo di penetrare nelle sedi istituzionali conquistando i Comuni.

BUCOLO Angelo

BUCOLO Angelo

In questo senso ci auguriamo che non corrispondano al vero le pesanti accuse che piovono sulla testa di Carmelo Navarra: secondo le autorità inquirenti, l’ex sindaco di Mazzarà avrebbe comprato voti con il favore della cosca, in occasione del plebiscito del 2007 che gli fruttò il 76% delle preferenze. E anche Angelo Bucolo, fratello dell’attuale sindaco, è finito nelle maglie dell’inchiesta: indicato dai collaboratori di giustizia Salvatore Arina e Salvatore Campisi quale componente storico del clan dei mazzarroti, come addetto alla discarica avrebbe dato vita ad attacchi incendiari contro la stessa per ottenere il pizzo “dovuto”.

Insomma, c’è un cocktail esplosivo che non può essere ignorato alla base di questa indagine. Voltare lo sguardo dall’altra parte, rassegnarsi ai tempi di una giustizia-lumaca e sperare di vedere una sentenza definitiva entro la fine del decennio, equivale ad accettare la visione distorta della Palermo di Johnny Stecchino: pensare che il traffico, “tentacolare e votticoso“, sia l’unico problema che ci affligge.