Clamorosa decisione del Governo: si pagherà l’IVA anche per le prestazioni sessuali

di Kirieleyson - Sconcertante decisione presa dal Governo nella riunione della scorsa notte, convocata con urgenza a causa dell’improvviso, quanto inatteso, balzo dello spread nell’ennesima giornata di passione delle borse occidentali.
Ieri sera Monti, dopo aver letto i dati di previsione elaborati nel pomeriggio dalla Ragioneria dello Stato ed appreso dell’ulteriore retrocessione del rating nazionale da parte di Standard & Poor’s, ha immediatamente convocato il Consiglio dei Ministri.
Da indiscrezioni si è saputo che Monti, in apertura del consiglio, dopo aver letto la relazione della Ragioneria generale, avrebbe affermato: “la situazione è gravissima e si rendono necessarie misure ancor più drastiche e dolorose” ed avrebbe quindi aggiunto: “non potendo più agire sulla spesa, già ridotta all’osso e non essendo possibile inasprire ulteriormente l’imposizione fiscale, già ai massimi livelli in Europa, non vi è altra scelta che agire sulle imposte indirette”.
Nella accesa discussione che ne è seguita è stato tuttavia escluso ogni ulteriore aumento delle aliquote IVA, che avrebbe contribuito in misura determinante a deprimere un mercato già depresso, e si è scelto – quindi – di colpire con l’imposta sul valore aggiunto servizi finora esenti.
Il Consiglio dei Ministri ha deciso infatti che saranno assoggettate ad IVA “le prestazioni sessuali a qualsivoglia titolo erogate”.
Tutti i ministri, ad eccezione di Renato Balduzzi, ministro della salute, il quale ha avanzato molte riserve e si sarebbe assentato durate la votazione, hanno votato a favore.
Indiscrezioni pervenuteci da fonti vicine alla presidenza del Consiglio riportano che il ministro Fornero, subito dopo la votazione, è stata colta da una crisi di pianto.
Nel testo ufficiale della nota diffusa da Palazzo Chigi si legge che “il Governo, prima di fissare l’elenco delle prestazioni, ascolterà i partiti e le parti sociali, ma non sarà tuttavia disposto ad recepire veti da parte di nessuno”.
Ciò che è comunque certo, ed è una novità assoluta in materia di IVA, è che l’imposta sarà calcolata su una base imponibile puramente figurativa.
In termini pratici, colpirà le prestazioni sessuali a prescindere dal fatto che esse siano erogate a titolo gratuito o meno.
L’imposta sarà infatti quantificata in misura fissa, una volta fissato il “listino” delle prestazioni tassabili, che un’apposita commissione, già nominata, dovrà redigere entro una settimana.
Ancora non è stato stabilito se il listino (e quindi la tassazione) prevederà una valutazione delle prestazioni anche in base alla loro durata oppure unicamente “a corpo”.
E’ certo comunque che l’imposta sarà indetraibile.
La scelta di questa nuova imposizione fiscale sarebbe scaturita dalla constatazione che, in base ai dati ISTAT relativi all’ultimo censimento, che fissano in circa 60 milioni gli abitanti nel nostro paese (di cui 40 dediti a rapporti sessuali periodici e 5 occasionali) ed un “indice di attività sessuale medio” del 21.33% su 220 giorni annui (dati forniti da una recente indagine commissionata dalla UE) in Italia verrebbero consumate 3.613.500.000 prestazioni sessuali ogni anno, prestazioni che finora sono riuscite a sfuggire a qualsiasi tassazione.
Gli esperti hanno calcolato che, pur applicando un’aliquota “agevolata” del 15% su un valore medio di 50 euro per prestazione, il gettito dovrebbe assestarsi sui 27 miliardi di euro annui.
E ciò naturalmente senza considerare eventuali prestazioni a pagamento, la cui imposta verrebbe invece determinata secondo l’importo effettivamente pagato e non quindi sui valori standard del listino.

Svariati i commenti a caldo.
L’ex ministro Tremonti, appena appresa la notizia, ha affermato: “Mi pare che il Governo Monti abbia preso atto della mia teoria sulla finanza creativa e stia finalmente andando nella giusta direzione”.
Il portavoce della conferenza episcopale Italiana ha invece dichiarato: “la Chiesa, pur nel rispetto dell’autonomia dello Stato in materia fiscale, si augura che, in ogni caso, non vengano detassati i rapporti sessuali consumati nel contesto del sacro vincolo del matrimonio ed esercitati per finalità procreative”.
La Camusso, nel corso di un convegno sindacale ha esclamato, senza mezzi termini:“hanno deciso di tassare l’unica cosa che gli operai si potevano ancora permettere gratis” ed ha minacciato uno sciopero generale.
I leader politici, interpellati non appena si è diffusa la notizia, si sono dichiarati in gran parte possibilisti, pur riservandosi un commento definitivo solo dopo aver letto nel dettaglio il dispositivo.
Tra le forze che appoggiano il Governo, Casini ha dichiarato: “Dobbiamo smetterla di prendercela con Monti per ogni cosa, ma pensare piuttosto a rimboccarci le maniche e guardare in faccia la realtà. Peraltro la decisione del Governo mi sembra equa, del tutto ragionevole e correttamente il linea con il regime di austerità che si rende necessario per fare uscire il Paese dalla crisi”.
Bersani ha tenuto a precisare: “Mi auguro che il Governo abbia previsto un’aliquota agevolata per precari e pensionati”.
Alfano, dopo aver interpellato Berlusconi, se è dichiarato disponile a parlarne “purché la tassazione non assuma una connotazione punitiva per prestazioni di gruppo”, confermando in ogni caso la lealtà del PDL al Governo Monti.
Per quanto riguarda l’opposizione, Di Pietro ha affermato: “Noi di Italia dei valori decideremo in tutta autonomia e senza preconcetti, ma solo dopo aver letto il testo definitivo e valutato attentamente tutte le implicazioni che il decreto potrà comportare”.
Fuori dal gruppo il leader leghista Bossi, che ha dichiarato: “la Lega non ci sta… il popolo padano non pagherà mai un c….” ed ha preannunciato che sarà indetta una manifestazione di protesta del popolo padano ai margini della quale sarà celebrato, in segno di sfida, l’antico rito celtico della masturbazione collettiva sulle rive del Po.