Bovalino (Rc), comune sciolto per infiltrazioni mafiose: “paghi chi deve pagare”

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Bovalino, nel quale sono state accertate forme di condizionamento della vita politica ed amministrativa da parte della criminalità organizzata

bovalinodi Pasquale Rosaci- Come alla fine di un lauto pranzo conviviale è arrivata puntuale per  il pagamento, la ricevuta fiscale emessa non dal proprietario di un ristorante ma bensì direttamente dal Consiglio dei Ministri n. 55 presieduto dal Presidente Matteo Renzi, che si è riunito oggi pomeriggio  a Palazzo Chigi. Il conto è “salatissimo” ed è pagato purtroppo da un’intera comunità che subisce l’onta di essere etichettato come “un paese mafioso”. Infatti, si legge in una nota diffusa dalle agenzie di stampa: “Lo scioglimento del consiglio comunale di Bovalino, in Provincia di Reggio Calabria è stato deliberato perchè sono state accertate forme di condizionamento della vita politica ed amministrativa da parte della criminalità organizzata“. Ricordiamo che l’attività ispettiva da parte della “commissione d’accesso” sull’operato del consiglio comunale in carica, era stato disposto dal Prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino, che aveva inviato nello scorso mese di giugno 2014 i membri della commissione per appurare la veridicità di eventuali collegamenti nella gestione dell’ Ente  con le organizzazioni criminali,  i  cui connotati erano emersi nel corso di alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgevano esponenti del consiglio comunale stesso. Dopo i primi tre mesi di intenso lavoro, i funzionari prefettizi avevano chiesto ed ottenuto una ulteriore proroga di tre mesi, concludendo i propri  lavori alla fine del mese di dicembre 2014 con la consegna della relazione nelle mani del Prefetto di Reggio Calabria. Oggi, è arrivata la sentenza definitiva  e senza appello, che mette la parola “fine” ad un periodo buio nel quale gli unici a pagarne le gravissime conseguenze sono i cittadini bovalinesi. Il provvedimento legislativo che ha determinato lo scioglimento dell’Ente è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con decreto-legge n.164, art. 1 del 31 maggio 1991 (poi convertito in legge n. 221 del 22 luglio 1991 e successive modifiche ed integrazioni). Quindi adesso quale sarà il futuro che attende la cittadina jonica ?. Come sancito dalla predetta legge, l’Ente una volta commissariato sarà retto da una commissione straordinaria per un periodo che va dai 12 ai 18 mesi, prorogabili fino a 24; la commissione sarà composta da tre membri scelti tra i funzionari dello Stato, in servizio o in quiescienza che avranno il compito di gestire l’Ente in maniera meticolosa ed oculata al fine di farlo rientrare nelle normali condizioni di autogestione per poi consegnarlo al voto popolare per l’elezione di una nuova giunta. E’ fuor di dubbio che con la sentenza di oggi pomeriggio, tutte le responsabilità emerse nell’arco del quinquennio messo sotto la lente di ingrandimento dalle autorità ed imputato agli attuali amministratori, sono saltate fuori e troverebbero ampia conferma  rafforzando ancor più l’idea già insita nel corpo elettorale che, in effetti, le elezioni del 2010 non si  sarebbero svolte in  maniera limpida e cristallina come si voleva e si vuole ancora oggi far credere. Inoltre, dalle risultanze emerse e dalla decisione odierna presa dal Consiglio dei Ministri di sciogliere l’Ente, appare evidente una gestione del bene comune “molto ma molto discutibile” sia nei modi che nei contenuti. Quello che però non trova alcuna giustificazione,  è l’assoluta ostinazione da parte  degli amministratori a voler rimanere a tutti i costi in carica, ciò nonostante le innumerevoli defaiances  di consiglieri di maggioranza che si sono succeduti, surroga dopo surroga, fino all’esaurimento del numero disponibile. Sarebbe stato meglio, come auspicato da più parti ed  in tempi non sospetti, la dimissione dell’intero consiglio per poi andare di nuovo davanti  al giudizio degli elettori e tentare così di scongiurare il commissariamento, ma..purtroppo il latte era già stato versato. Una cosa và però chiarita e gridata ai mille venti, Bovalino ed i bovalinesi non sono nè criminali nè mafiosi ma bensì gente virtuosa e laboriosa, onesta e perbene che non può e non deve pagare per gli errori di pochi.  Dopo queste catastrofiche conseguenze sarebbe un grave errore deporre le armi della legalità, della trasparenza, dell’onestà e della voglia di vivere in maniera civile al pari degli altri paesi, tutti elementi questi,  che hanno  animato in questi mesi ed in questi ultimi giorni i vari gruppi politici e culturali che già si accingevano a comporre il difficile puzzle della propria squadra in viste delle elezioni di primavera. L’appuntamento è solo rimandato, nel frattempo si spera che le responsabilità accertate vengano giustamente perseguite e punite e si riesca finalmente a ridare una nuova identità a Bovalino che non merita assolutamente, per la sua storia, la sua tradizione, la sua laboriosità di essere additato come “paese mafioso”.