Approvato l’aumento delle pene sulla corruzione e la riforma del reato di falso in bilancio

D’Ascola (Ap):” La previsione non opera per alcuni reati di grave allarme sociale ovvero qualora gli arresti domiciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei luoghi previsti dal codice”

La Presse

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L’Assemblea ha approvato con modifiche il ddl n. 19, recante norme in materia di corruzione. Il testo passa con 165 sì, 74 voti contrari e 13 astenuti. Il provvedimento che aumenta le pene sulla corruzione e riforma il reato di falso in bilancio va all’esame della Camera dei deputati. Il senatore Nico D’Ascola ha relazionato poi, sul ddl n. 1232- B, recante misure cautelari personali, già approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati. Il relatore si è soffermato sulle disposizioni modificate dall’altro ramo del Parlamento: ”La Camera ha soppresso l’articolo 3 del testo licenziato dal Senato, che prevedeva l’esclusione della custodia in carcere e degli arresti domiciliari, ogniqualvolta il giudice ritenesse che con la sentenza potesse essere concessa la sospensione condizionale della pena. Tale soppressione si è resa necessaria in quanto la disciplina in questione risulta superata dal decreto-legge convertito dalla legge n. 117 del 2014, che ha escluso la custodia cautelare o gli arresti domiciliari, oltre che nel caso già previsto, anche qualora il giudice ritenga che, all’esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni. La previsione non opera per alcuni reati di grave allarme sociale ovvero qualora gli arresti domiciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei luoghi previsti dal codice. L’articolo 4 limita la presunzione di idoneità della misura carceraria per esigenze cautelari ai soli delitti di associazione sovversiva, associazione terroristica, anche internazionale, e associazione mafiosa. La Camera ha soppresso l’integrazione dell’elenco con i delitti di scambio elettorale politico-mafioso e associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L’altro ramo del Parlamento è poi intervenuto sul comma 4 dell’articolo 11, riguardante il riesame presso il tribunale della libertà delle ordinanze che dispongono una misura coercitiva. E’ soppressa l’ipotesi che il tribunale, con provvedimento motivato, differisca l’udienza d’ufficio da cinque a dieci giorni, in ragione della complessità del caso e del materiale probatorio. L’altro ramo del Parlamento ha, infine, soppresso l’articolo 16, che integrava il catalogo degli illeciti disciplinari dei magistrati con l’ipotesi di mancata osservanza dei termini per la trasmissione degli atti al tribunale del riesame. Il profilo disciplinare in questione è coperto, infatti, dalla disciplina inerente al reiterato, grave e ingiustificato ritardo nel compimento di atti relativi all’esercizio delle funzioni del magistrato”.