Tunisia, la testimonianza di un imprenditore italiano: “attacco per destabilizzare un processo democratico”

LaPresse/Reuters

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“E’ un attacco al Paese, un tentativo di destabilizzare il processo democratico della Tunisia, messo in atto da qualcuno che non fa parte di questa realtà”. E’ quanto dice all’Adnkronos Giacomo Fiaschi, 65 anni, imprenditore italiano che vive nel Paese nordafricano da 20 anni con la famiglia, parlando dell’assedio condotto da uomini armati al Museo del Bardo a Tunisi. “Qualcuno vuole rendere più forte una percezione di instabilità e di caos – aggiunge Fiaschi – e cercare di dimostrare che il Paese sia in una situazione di guerra”, mentre nelle strade “non esiste assolutamente un clima di turbolenza e la situazione è tranquilla”. Per questo, sottolinea l’imprenditore, “c’è molta indignazione, preoccupazione e dispiacere perché la popolazione sa che è un episodio che non appartiene al contesto tunisino”. Ora è importante, aggiunge, “capire bene chi sia il mandante o l’organizzazione a cui fanno capo questi gruppi” che seminano il terrore. Secondo Fiaschi, si tratta di un episodio che “si allinea a due omicidi del passato, quello del 6 febbraio 2013 di un importante leader politico (Chokri Belaid, esponente della sinistra tunisina, ndr) e quello del 25 luglio 2013 di un deputato dell’Assemblea costituente tunisina (Mohamed Brahmi, ndr)”. Dopo le elezioni politiche dello scorso novembre, “il Paese ha un governo di coalizione e questo può disturbare – sottolinea l’imprenditore – perché la Tunisia è l’unico Paese arabo-musulmano in cui si sta affermando una democrazia, una Repubblica parlamentare e non presidenziale”, che sta registrando “un epilogo importante” dopo le primavere arabe. E “la transizione democratica di questi ultimi mesi si è svolta senza incidenti – conclude Fiaschi – la popolazione tunisina ne è fiera, ecco perché episodi come quello di oggi sembrano fatti apposta per dimostrare il contrario”.