“Strage di Duisburg”, la risposta dei genitori delle vittime alla lettera di Giovanni Strangio

A quasi otto anni dalla “Strage di Duisburg” i genitori delle vittime chiedono giustizia

duisburg01La “Strage di Duisburg” il 15 agosto del 2007 ha sconvolto l’Italia. L’efferatezza con il quale sono stati uccisi a colpi d’arma di fuoco i 6 giovani coinvolti ha del raccapricciante. L’episodio, frutto del genocidio creato dalla faida di San Luca (Rc), non è altro che un regolamento di conti. Scoppiata il 10 febbraio del 1991 fra la famiglia di ’ndrangheta dei Nirta-Strangio contrapposta all’altra cosca dei Pelle-Vottari, la faida ha mietuto tante vittime, ovviando alla morte anche delle sei persone in questione a Duisburg.

Tra i presunti responsabili di questa carneficina c’è anche Giovanni Strangio. Egli condannato nel 2011 all’ergastolo dal Tribunale di Locri, grida dal carcere la sua innocenza. La sua presunta estraneità dei fatti l’ha ribadita anche in una dichiarazione nella quale Strangio chiede di incontrare il Papa. La lettera riportata interamente dal quotidiano “La Gazzetta del Sud” si può riassumere nella frase in cui Giovanni Strangio dice: “Lo voglio gridare ad alta voce: sono innocente, non ho commesso gli omicidi per i quali sono stato condannato. Voglio vedere il Papa”.

A questa lettera, però, i genitori delle vittime della “Strage di Duisburg” e in particolare, Giorgi Antonia madre di Marco Marmo, Pergola Giovanni poliziotto in pensione con la moglie Carlino Marianna, genitori dei fratelli Francesco e Marco Pergola, hanno risposto.

Se Giovanni Strangio fosse innocente – annunciano i genitori delle vittime – più che al Papa dovrebbe chiedere udienza ad un buon Magistrato. Il Papa può solo alleviare le pene dell’anima. Noi vittime per prime non vogliamo alcun innocente dietro le sbarre, ma solo i colpevoli della morte dei nostri figli. Certo è che la “latitanza” di Strangio subito dopo la Strage, le contraddizioni emerse durante l’esame dell’Avv. Riolo, difensore della parte civile e il contenuto delle chat intercettate all’epoca dei fatti, non rassicurano il fallimento dell’opera dei Magistrati che lo hanno fino ad ora giudicato”. Queste le parole indignate dei genitori delle vittime che non chiedono altro che sia fatta giustizia per la morte dei loro cari.