Sicilia: “Borsellino mi disse che il ‘Corvo 2′ era una porcheria”

Paolo Borsellino “Paolo Borsellino mi chiamò il 16 luglio 1992 per parlarmi dell’anonimo chiamato ‘Corvo 2′ e lo definì ‘quest’altra bella porcheria’”. Ruota attorno al dossier anonimo, denominato ‘Corvo 2′ la prima parte delle dichiarazioni spontanee rese dall’ex ministro Dc Calogero Mannino davanti al gup del Tribunale di Palermo, Marina Petruzzella nel processo stralcio per la trattativa tra Stato e mafia che lo vede imputato per violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Il ‘Corvo 2′ è una lunga lettera indirizzata, tra gli altri anche a Paolo Borsellino, in cui si accennava a una sorta di trattativa che l’ex ministro Calogero Mannino avrebbe avviato con il boss Totò Riina. Secondo l’anonimo Mannino avrebbe persino incontrato il boss, allora latitante, a San Giuseppe Jato “con la scorta”.

“Di questo anonimo mi parlò Borsellino prima della strage – racconta oggi Mannino durante le dichiarazioni spontanee – Mi cercò il giovedì prima della strage di via D’Amelio, il 16 luglio 1992, in tarda mattinata. Io lo richiamai attraverso la batteria e lui mi disse che aveva l’esigenza di incontrarmi e parlarmi. Mi chiese se per quel fine settimana sarei tornato a Palermo. Quel giorno lui non poteva incontrami perché era impegnato. Mi disse ironicamente: “Ho accettato oggi un invito a pranzo con un tuo collega, con Vittorio Aliquò e Guido Lo Forte (ex magistrati della Procura di Palermo ndr)”. Definì il ‘Corvo 2′ “quest’altra bella porcheria”, una locuzione che indicava il riferimento ad altro anonimo”. E parlando ancora dell’anonimo aggiunge: “Quando il testo venne diffuso vi fu una presa di posizione. Era esplosa in Procura una divergenza tra il Procuratore di allora e alcuni sostituiti che creava una situazione di grande difficoltà, anche nel sistema delle relazioni esterne. “Ricordo che lo Sco, la Dia, i Carabinieri dichiararono che l’anonimo era uno strumento di disinformazione e di falsificazioni”.

Poi l’ex ministro Mannino prosegue: “Nell’anonimo del ‘Corvo 2′ si parlava di Scotti e De Mita ed esponenti della Dc siciliana e che per me sarebbe stato opportuno non avanzare candidature nella formazione del governo. Il testo dell’anonimo venne presentato sotto forma di interpellanza dal senatore Libertini. A me il testo venne consegnato da Violante. Evidentemente, rimasi turbato e colpito”. “Ne parlai con l’ex ministro Scotti, non più ministro Interno. Uno dei nomi contenuti nel testo anonimo. Parlai con il capo della Polizia di allora, Parisi che mi assicurò che era una manovra di depistaggio e che veniva certamente da Cosa nostra – prosegue Mannino – Parlai anche con il generale Tavormina, con Giuseppe De Gennaro e con il generale Antonio Subranni. Molti attribuirono questo anonimo a Vito Ciancimino”.

Secondo la tesi dell’accusa, rappresentata oggi in aula dal Procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dal pm Roberto Tartaglia, Mannino, grazie ai suoi rapporti con il Ros dei carabinieri, per paura di essere ucciso avrebbe dato l’input per intavolare un dialogo con la mafia. Dando così vita alla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia.