Sapone in bocca a bambino per ‘lavare’ una bestemmia: condannata la maestra

I fatti risalgono al periodo che va da dicembre 2009 a marzo 2010, quando il bambino, oggi 11enne, sarebbe stato maltrattato più volte dalla maestra che è stata condannata

processo “Una sentenza che ritengo assolutamente corretta e giusta”. Così l’avvocato Manuela Liverani commenta con l’Adnkronos la sentenza del Gup di Ravenna Rossella Materia che ha condannato in primo grado, ad un anno di reclusione con la condizionale, la maestra di 55 anni di una scuola materna privata, di ispirazione cattolica, denunciata per maltrattamenti ai danni di un bambino che all’epoca dei fatti aveva 5 anni. Liverani, che difende il piccolo e la famiglia insieme all’avvocato Paola Brighi, rimarca come “ora ci aspettiamo che la scuola e la maestra stessa, che mi risulta abbia anche compiti di responsabilità all’interno della struttura, facciano un passo indietro prendendo atto del fatto che qualcosa non ha funzionato nel loro sistema educativo ‘casalingo’ come è stato definito nel processo”. I fatti risalgono al periodo che va da dicembre 2009 a marzo 2010, quando il bambino, oggi 11enne, sarebbe stato maltrattato più volte dalla maestra. Gli episodi riguardano strattonamenti, capelli tirati, ma anche prese per il collo e il lavaggio della bocca con il sapone per ‘pulire’ le bestemmie pronunciate dal piccolo, fino alla reclusione per ore in uno stanzino. In merito a questa specifica il Gup non ha riconosciuto il reato di sequestro di persona, ma ha condannato invece la maestra per maltrattamenti, applicando la pena con lo sconto di un terzo, previsto dal rito abbreviato. Il Pm aveva chiesto un anno e mezzo di reclusione. Il giudice ha stabilito anche che la condizionale sia legata al risarcimento danni quantificato in 12 mila euro per il piccolo e 4 mila, a testa, per i due genitori, più il pagamento delle spese processuali.”Mi aspetto il ricorso in appello e poi in Cassazione – ha aggiunto l’avvocato Liverani – ma intanto in primo grado è stata fatta giustizia e ritengo il risarcimento non generoso ma congruo”. A far emergere tutta la storia è stato lo stesso bambino quando in prima elementare si è mostrato stupito, di fronte alle maestre, dell’assenza dei metodi ‘correttivi’ cui era stato abituato alla materna. Il bambino ha poi parlato anche con la madre, quindi sono intervenuti gli psicologi dell’Ausl di Ravenna che hanno segnalato il caso in Questura. Da qui l’avvio delle indagini della Polizia, fino alla sentenza di oggi.