Reggio, Scopelliti all’attacco: “dopo 100 giorni niente commissario alla sanità, stanno vanificando i nostri sforzi”

Sulla Fondazione Campanella: “noi non avremmo mai consentito la sua chiusura”

Giuseppe_Scopelliti_pres._Regione_CalabriaRitorna a dire la sua, dopo alcuni mesi di silenzio, l’ex sindaco di Reggio ed ex presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti. Il tema della sanità e la crisi della Fondazione Campanella al centro del suo intervento. “Dopo circa 100 giorni ancora non è stato nominato il nuovo Commissario. Il rischio che la Calabria corre – afferma Scopelliti- è che vengano vanificati gli sforzi compiuti durante i 4 anni in cui abbiamo amministrato. All’atto del nostro insediamento l’Amministrazione regionale precedente era conosciuta in tutta Italia per i suoi bilanci orali.  Noi abbiamo affrontato senza indugi l’insostenibile peso di quella Sanità, dei suoi sprechi e delle sue debolezze, fornendo immediate soluzioni. In soli quattro anni del nostro mandato -prosegue il reggino- abbiamo coperto un “buco” che era accertato ad 1 miliardo e 441 milioni. Abbiamo chiuso 14 strutture ospedaliere e ridotto il disavanzo annuale da 264 milioni a 30 milioni certificati al 31.12.2013. Ma nessuno ne parla -aggiunge- forse per l’imbarazzo di dover certificare la validità del nostro impegno. Oltre agli interventi effettuati per risanare il famoso “buco” della sanità calabrese, molte delle azioni da noi programmate e avviate attendono, oggi, di essere solo ratificate. Si tratterebbe ora – conclude sul tema sanità l’ex governatore- di raccogliere i frutti di quanto già era stato fatto per convertire il comparto da settore degli sprechi a opportunità per fare sani investimenti, partendo dai 3 nuovi ospedali di prossima realizzazione e dallo sblocco del turn over. Sulla Fondazione Campanella Scopelliti è deciso: “le mie grandi battaglie contro la chiusura avevano superato il muro romano. La Campanella andava salvata perché in Calabria – prosegue convinto- era l’unico grande presidio per curare il “male del secolo” che rappresenta, ancora oggi, la prima voce di spesa dell’emigrazione sanitaria. Noi non avremmo mai consentito – conclude- la chiusura della Campanella”.