Reggio: lettera aperta al sindaco di Condofuri

CondofuriLettera aperta al sindaco di Condofuri del cittadino Salvatore Tuscano:

Per parecchio tempo, accogliendo il Suo invito, ho cercato di comportarmi da cittadino modello, poiché tale si può considerare solo chi non esterna il proprio malumore e la propria opinione, schivando totalmente tutte le vicende che hanno caratterizzato e caratterizzano la consuetudine di Condofuri, accogliendo addirittura il suggerimento di un affine a qualche componente della Sua Giunta ho deciso di tornare, per hobby, a coltivare la terra, perché, dicevano, è di questo che abbiamo bisogno, soprattutto a Condofuri; nonostante le mie buone intenzioni, però, egregio Sindaco, pur rimanendo entro i limiti del mio orticello e continuando ad ignorare tutto quello che accade nel resto del paese, mi viene difficile rimanere indifferente alle sollecitazioni che in qualche modo mi vedono destinatario nelle vesti di cittadino e soprattutto di contribuente, sottolineando a tal proposito che è sempre con indosso tali abiti che ho maturato la decisione di stilare queste poche righe lungi dal voler fare polemica o politica, come in passato qualche assessore della Sua squadra ha insinuato: il sottoscritto ha sempre aberrato la politica che, ed Ella lo sa, è ben altra cosa rispetto ad un’occasionale e spassionato impegno nel sociale, scevro da secondi fini e celate ambizioni. L’evoluzione tecnologica mette oggi a disposizione innumerevoli mezzi per comunicare e manifestare il proprio pensiero – principio sancito dalla Costituzione – ma proprio questa estrema facilità favorisce a volte il verificarsi di equivoci e malintesi per cui, oltre a quelli di coloro che mi invitavano a dedicarmi ad attività agro-pastorale, accogliendo anche i Suoi suggerimenti, dei quali ne faccio tesoro ritenendomi io persona umile e mai satura in merito all’acquisizione di nuove cognizioni e maggiore conoscenza, anche attraverso il confronto, ho deciso di esternare pubblicamente attraverso gli organi di stampa ufficiali che mi vorranno concedere ospitalità, sempre in qualità di cittadino-contribuente, alcuni dubletterabi e qualche disappunto, rifuggendo equivoci e pericolosi commenti da social network. Mi permetta di esprimere pertanto il mio pensiero con ciò che in questi giorni è argomento prevalente dei dibattiti di ogni improvvisata sede da convegno pubblico: la famigerata TARI, un tributo che definire esoso, considerate le tariffe applicate, potrebbe dare l’impressione di voler fare ironia gratuita; nulla da eccepire sul fatto che i servizi, soprattutto quando garantiti, vanno pagati, cercando però di mantenere il senso della misura con l’impegno da parte di quei soggetti a cui è stato demandato il difficile compito di amministrare un paese, di accanirsi il meno possibile sul cittadino. Sorge spontaneo, nella mente del sottoscritto, il quesito su quali siano state le valutazioni che hanno indotto a determinare per Condofuri l’applicazione di una delle due componenti della Tari, nella fattispecie la cosiddetta “tariffa variabile”, pari ad € 278,59 – per un nucleo familiare composto da quattro persone – corrispondente esattamente a ben 36 centesimi oltre il doppio di quanto è chiamato a pagare un analogo contribuente del Comune di Milano ricordando che il fardello risulta definito dal numero degli occupanti l’alloggio e dalla quantità di rifiuto residuo conferito; cos’ha determinato un aumento, in media, pari al doppio di quanto veniva pagato per la preesistente Tarsu sino al 2013? E ancora, dove sono i vantaggi per la cittadinanza che la tanto decantata “Gestione integrata dei RSU” volgarmente detta “Raccolta differenziata” avrebbe dovuto determinare? Certo, non posso, come, credo nessun cittadino di questo paese, esimermi dal prendere e dare atto dei benefici che la nuova forma di raccolta e smaltimento dei rifiuti ha determinato, primo tra tutti l’eliminazione degli indecorosi e maleodoranti cassonetti sparsi per le strade, spesso traboccanti di rifiuti di ogni genere, meta ambita di animali randagi, roditori ed animali in genere veicoli di pericolose malattie pregiudizievoli della sanità pubblica: di questo, personalmente sono grato a Lei ed a tutti coloro che in qualche modo hanno contribuito per dare a Condofuri l’immagine di un paese pulito, ordinato e vivibile, almeno sotto questo aspetto. Però mi permetta di mettere in evidenza che il corrispettivo da pagare è risultato troppo alto, mi consenta di affermare che la realtà si sta dimostrando più che opposta alla teoria secondo la quale dell’indubbio e cospicuo risparmio derivante da questa innovazione ne avrebbe beneficiato il portafoglio di ognuno di noi; in virtù di ciò sarebbe stato sufficiente esigere un tributo pari o di poco superiore alla ormai “pensionata” Tarsu ma una cifra pari a più del doppio rispetto a quest’ultima, mi induce a pensare, con timore, di essere stato vittima di un raggiro precisando che pur non essendo titolare di alcuna utenza comunale sono comunque l’unica fonte di reddito e di esborso per tutto ciò di cui il mio nucleo familiare risulta gravato. Seppure non dissimile da quella di tanti altri cittadini di questo Comune, rimane comunque una mia opinione personale, come personale è l’opinione che nell’adozione di provvedimenti di qualsiasi genere e soprattutto in materia di tributi, a differenza di quanto accade a livello naLettera di minaccezionale, in sede locale bisognerebbe tenere in considerazione le condizioni socio-economiche del contesto nell’intento di evitare ulteriori salassi per chi vive in quelle che, ormai da anni, non si perde occasione di definire, a convenienza, aree economicamente depresse, dove effettivamente la maggior parte della gente annaspa rasentando, se non addirittura scendendo al di sotto della tanto famigerata soglia di povertà e poco conta se nei centri poco più che rurali come lo sono i nostri paesi questa condizione di quasi indigenza non si percepisce perché un cespo di insalata o un paniere di verdure spontanee è ancora a disposizione di tutti o quasi; un’economia estremamente debole, a mio modesto avviso, meriterebbe qualche accorgimento e qualche carezza in più anziché il caloroso invito a tirare ulteriormente la cinghia laddove c’è ormai poco da tirare anche per chi, come il sottoscritto, ha la fortuna di avere uno stipendio: ho provato anch’io a mettere in atto la spending review utilizzando una scure ben affilata sul bilancio familiare ma pur privandomi di tanto che fino a qualche tempo fa mi concedevo continuo ad annaspare per cui, dopo avere frantumato anche l’ultimo salvadanaio, non me ne voglia, signor Sindaco, se non rispetterò puntualmente le scadenze fissate per il pagamento dei vari tributi: la mia priorità è quella di garantire una tazza di latte ed almeno un pasto caldo ai miei figli, per il resto “chi vivrà vedrà”! E se lo ritiene opportuno rappresenti pure ai miei “datori di lavoro” quanto sto affermando: il mestiere che svolgo, così come non mi esime dal pagamento delle tasse e non mi spoglia delle vesti di cittadino-contribuente-elettore allo stesso modo non mi impedisce di affermare la mia impossibilità economica a fare fronte con puntualità a tutte le tasse, comunali e non, che gravano sulle mie spalle. Con un appunto per i consiglieri di minoranza in seno alla corrente amministrazione comunale, ai quali mi sento di dire cordialmente, umilmente e con consapevolezza sugli “spazi di manovra” concessi all’opposizione, che l’abbandono dell’aula consiliare quale forma di protesta di fronte all’adozione di provvedimenti o tariffe elevate dovrebbe essere quantomeno seguito da una precisa presa di posizione, concludo con il suggerimento e l’auspicio, qualora possibile, di una revisione delle tariffe applicate alla Tari per il 2014 e per gli anni a venire, in modo tale che ogni cittadino modello possa mantenere questo status attraverso la rimunerazione puntuale dei servizi di cui bene o male usufruisce.