Reggio, gli spari sul Corso Garibaldi e l’isola Pedonale che non c’è più…

L’uomo (un 61enne settentrionale) che oggi pomeriggio ha sparato davanti al Teatro Cilea sul Corso Garibaldi ha percorso un tratto di quella che (sigh!) era un’isola pedonale, ormai priva di ogni controllo

reggio-calabria-spari-corso-garibaldi-1L’uomo che oggi pomeriggio ha sparato due colpi ad una ventina di metri dal teatro Cilea (Fausto Bortolotti, 61 anni, nato a Cene, un piccolo paese alpino della provincia di Bergamo, ma residente a Ventimiglia, in provincia di Imperia, al confine con la Francia), durante il congresso nazionale di Magistratura Democratica, a cui ha partecipato anche il ministro Orlando, è riuscito ad avvicinarsi così tanto in un’area così centrale sfruttando anche l’inesistenza di controlli in quella che da ormai 12 anni è, anzi sarebbe, un’isola pedonale.

foto (1)Il corso Garibaldi, infatti, è vietato alle autovetture: dal 2003, appunto, è diventato isola pedonale e negli anni d’oro di Reggio ha rappresentato un punto d’incontro a misura d’uomo adatto per ogni tipo di attività ludica e di svago senza il fastidioso transito di mezzi gommati con i loro rumori, i rischi per i pedoni e la puzza cancerogena dello smog.

Negli ultimi anni, però, l’isola pedonale – pur rimanendo esistente in teoria – nella realtà quotidiana è svanita nel profondo degrado in cui versa la città: le telecamere e i dissuasori del traffico che in modo automatico regolamentavano il transito d’emergenza di ambulanze o vetture autorizzate, non funzionano più. Ogni giorno decine e decine di vetture transitano abusivamente sul Corso e nelle ore serali addirittura parcheggiano spensierati: quella che è un’isola pedonale a tutti gli effetti, in realtà non lo è più nell’indifferenza e nel menefreghismo di chi dovrebbe gestire e controllare che le regole vengano rispettate.

Probabilmente Bortolotti sarebbe arrivato a piedi e avrebbe sparato lo stesso, chissà. Per fortuna non è successo nulla di grave. Ma il problema dell’isola pedonale che non c’è più non lo scopriamo certo oggi e andrebbe risolto con semplice senso di civiltà a prescindere dagli episodi eclatanti di un giorno come può essere oggi, ma per la quotidianità di una città in cerca di normalità.