Reggio, emergenza punteruolo rosso: “mettere in atto azioni di prevenzione” [FOTO & VIDEO]

L’intervista al professore Giovanni Spampinato, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, il quale illustra i danni che il punteruolo rosso può provocare e sta provocando in varie zone del Mediterraneo, nonché i metodi di prevenzione tesi ad evitare che il parassita possa diffondersi ulteriormente

giovanni spampinatoSi ritorna a parlare del punteruolo rosso, il parassita che ha già provocato vari danni al verde urbano di Reggio e provincia, nonché di altre zone dello Stretto.

Segnalazioni, ordinanze (una risalente ai tempi del Commissariamento) atte ad evitare il diffondersi del punteruolo, pareri e studi autorevoli, si sono succeduti negli ultimi tempi; e proprio in merito a pareri e studi autorevoli, il professore Giovanni Spampinato, docente dalla Facoltà di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Strettoweb, in cui illustra i rischi a cui è sottoposto il verde urbano ed i metodi di prevenzione per lui più efficaci a salvaguardalo.

“Il punteruolo – dice per l’appunto il professore Spampinatosta compiendo una vera e propria strage tra le palme che ornano il verde urbano, non solo qui a Reggio, ma un po’ in tutto il Mediterraneo”.

Punteruolo rossoE di questa “strage” noi ne abbiamo parlato più volte, facendo riferimento a vari casi di “attacchi” alle palme, in special modo a quelle del Lungomare Falcomatà, adiacenti ai parchi più noti e antichi della città, come la Villa Comunale (solo per nominarne uno). Il rischio è, infatti, quello di causare dei seri danni a tutto il verde cittadino, con la conseguenza di “infettare” anche zone ancora “sane”.

Un vero e proprio allarme, dunque, di cui il professore Spampinato è pienamente consapevole.

“Il parassita – ricorda l’esperto – è stato introdotto almeno da un decennio in Europa,  e deriva probabilmente dal Nord Africa, dall’Egitto in particolare, dove la specie è molto diffusa e le palme sono comunemente coltivate perché fonte di reddito, in quanto produttrici di datteri”.

Una volta giunto da noi, il punteruolo rosso ha iniziato ad attaccare soprattutto le palme del genere Phoenix, che a detta del professore Spampinato sono quelle “più particolari,  le palme più belle, simbolo di fertilità e per questo coltivate anche vicino alle vecchie residenze in campagna. L’insetto – prosegue il professore – attacca, però,  in modo differente le varie specie di palme, anche se il rischio principale è sempre per le Phoenix canariensis”.

Ed è un rischio bello grosso quello che ci viene prospettato da anni ormai: una volta che la larva del punteruolo attacca la palma è molto difficile salvare la pianta, se non impossibile, specialmente in un contesto urbano. Secondo quanto puntualizzato dal professore Giovanni Spampinato, infatti, “qualunque intervento risulta assai complesso da realizzare”, considerando anche il fatto che  “ci vuole costanza negli interventi stessi. È molto più proficuo, invece, creare una situazione di prevenzione,  mediante tutta una serie di interventi che ormai sono stati messi a punto, come ad esempio le trappole ad ormoni che catturano questi animali prima che possano diffondersi sulla palma”.

E bisogna intervenire immediatamente per evitare che l’ “infezione” si propaghi.

“Si capisce subito quando è in atto l’attacco – continua a spiegare il docente –  dall’asimmetria della chioma della palma, ossia quando le foglie giovani sono meno sviluppate rispetto alle foglie vecchie. È a questo punto che bisogna intervenire, isolando la pianta dal contesto”.

via marina palme punteruolo rossoUn’operazione, da quanto si apprende, non semplice da attuare in città; la cosa più facile da fare sarebbe “abbattere la palma e triturare i tessuti sul posto; un’azione drastica, ma anche l’unica che realmente assicura la non diffusione dell’insetto. Per quanto riguarda l’ uso sistemico di insetticidi – conclude il professore Spampinato non basta utilizzarli una volta ogni tanto, ma da noi almeno ogni 20-30 giorni. I gas, però, sono estremamente dannosi per la salute umana, considerando anche i costi elevati dell’intervento”.

Una strada senza ritorno, dunque: una volta che la larva attecchisce alla palma è alquanto difficile salvarla. E soprattutto, in un contesto come il nostro, pieno di verde, e soprattutto pieno di palme site sia nel centro cittadino, che nella periferia, l’allarme si fa ancora più sentire. È importante, dunque, salvaguardare il verde urbano, il “polmone” della nostra città con opere, come sottolineato bene anche dall’esperto, di prevenzione, atte ad eliminare completamente il focolaio.

Il servizio di Simone Pizzi: