Reggio: “la condizione dei lavoratori è tragica”

MILANO - ANNUNCI OFFERTE DI LAVORO - AGENZIA LAVORO INTERINALE“Un lavoratore che partecipava ad uno sciopero portava con se un cartello con la seguente scritta: “non solo lavoratori ma anche persone”. Ebbene, aveva proprio ragione. Basta pensare per esempio ai lavoratori che aspettano di percepire gli ammortizzatori sociali. In Italia, paese civile e democratico, in questo momento ci sono 140.000 circa lavoratori che aspettano ancora di percepire gli ammortizzatori del 2013; quelli più fortunati aspettano di percepire gli ammortizzatori di tutto l’anno 2014. Cioè aspettano invano da ben 15 mesi. Da cosa dipende questo ritardo? Deriva da un sistema farraginoso le cui competenze, oggi dopo varie modifiche all’originario testo di Legge hanno suddiviso le competenze tra una miriade di Enti: Ministero, Regioni, INPS; il risultato di questo miscuglio di competenze è stato quello di perdere la bussola. Purtroppo, da anni ormai siamo abituati a convivere ai disastri che Governi e Legislatore provocano con improvvisate ed umorali modifiche alle norme vigenti, male amalgamate nell’Ordinamento, a volte decontestualizzate; spessissimo completamente slegati con i problemi reali. Ebbene, uno stato dalla cosiddetta civiltà avanzata può permettersi simili storture? C’è da domandarsi seriamente come hanno fatto e come stanno facendo questi lavoratori a tirare avanti le loro famiglie per 15 mesi? Perché già perdendo il lavoro hanno perso la dignità che viene proprio dalla possibilità di poter esercitare un mestiere, un lavoro, di sentirsi utili alla società” afferma in una nota Lorenzo Fascì segretario provinciale Pcdi. ““L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” così recita il primo articolo della nostra Costituzione. Se alla perdita della dignità del lavoro – continua- ci si imbatte in uno Stato insensibile che trascura di versare anche gli ammortizzatori sociali in tempi decenti, allora è evidente che si rischia di perdere anche la dignità di essere umano; di dover rinunciare anche ai diritti minimi essenziali. Ci domandiamo come si può sentire un genitore in queste condizioni quando è costretto di dire ai propri figli di non avere i sodi per pagare la spesa? Come si concilia una situazione di tal genere con il principio costituzionale disciplinato dall’art. 36 della Costituzione che dispone che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Purtroppo, quindi nel caso di questi 140 mila lavoratori lo Stato e così anche le Regioni così facendo non solo non consentono a queste persone di essere lavoratori ma addirittura nemmeno persone. Non è possibile rimanere insensibili. Abbiamo il diritto ed il dovere di indignarci e di rendere manifesta la nostra indignazione e contemporaneamente – conclude la nota- la nostra vicinanza a questi lavoratori\persone e chiediamo con forza a chi ne ha competenza di provvedere immediatamente a far pervenire a questi lavoratori le indennità arretrate”.