Palermo, la vicenda Helg: il senso d’impunità ed il pietismo a buon mercato

roberto helgC’è qualcosa d’insopportabile nella vicenda che ha portato, nella giornata di ieri, all’arresto di Roberto Helg. Non è l’ennesimo caso di corruttela, l’estorsione perpetrata da un potente ai danni di un commerciante che aveva il solo torto di voler tenere in piedi la baracca. No, non è l’aspetto prettamente penale ad indignarci, ma la manfrina che lo stesso presidente della Camera di Commercio palermitana ha messo su.

L’uomo dapprima ha respinto le accuse, poi ha gridato all’equivoco (spiegando di aver confuso un assegno con un biglietto da visita), infine ha chiesto comprensione, indicando in una casa quasi pignorata il movente della condotta illecita. E pazienza se quella residenza puzzava di zolfo, perché rischiava di essere pagata con un atto di prepotenza. Helg non si è fatto scrupoli.

Da quando la vicenda è rimbalzata sulle colonne dei giornali, una domanda ha attraversato l’opinione pubblica siciliana: perché? Perché un uomo stimato, beneficiario di lodi repubblicane, ha voluto rischiare fama e reputazione con un colpo da sciacallo? Perché chi aveva elogiato pubblicamente le politiche di legalità, privatamente razzolava malissimo, abbandonandosi a vessazioni da codice penale destinate a colpire l’immaginario collettivo? La risposta è tristemente scontata: ha prevalso il senso d’impunità, la certezza – quasi scientifica – di farla franca in una terra di gattopardi dove, oltre la piaga della mafia, c’è la mafia dell’antimafia, la sicurezza che il proprio prestigio sociale avrebbe dissuaso eventuali sobillatori dal mettere di mezzo l’autorità giudiziaria.

Nel caso Helg s’intravedono in controluce le pagine più amare della letteratura isolana, storie crudeli di sopraffazioni perpetrate con le mani pulite e con la cotta in vista, potenti sempre pronti a sedere dalla parte della ragione o in Chiesa, rigorosamente alla destra del Padre. Tutto si potrebbe perdonare all’uomo caduto in disgrazia, reati e protervia, se soltanto non avesse inscenato la pantomima del povero afflitto. Quella sceneggiata avrebbe potuto risparmiarsela: per dirla con Dante, è il modo che ancor ci offende.