Messina, tra Scilla e Cariddi: l’odissea di chi vuol attraversare lo Stretto e lo scalpo dei treni a lunga percorrenza

La vertenza Stretto spacca i sindacati. L’OrSa sciopera, le altre sigle manifestano. Intanto i treni a lunga percorrenza potrebbero essere soppressi. Ecco cosa potrebbe accadere…

manifestazione vertenza stretto messina (13)Di motivi per protestare ce ne sono tanti, forse troppi. Eppure a poche ore dall’Assemblea Popolare e dalla manifestazione di piazza voluta dai sindacati, la vertenza Stretto continua a dividere i rappresentanti di categoria. L’idea di FS è semplice: smontare il treno, inserirlo nel traghetto e trasportare le vettura a Villa è complicato. Meglio sarebbe se i passeggeri, mostrando spirito di sacrificio, partissero direttamente dalla Calabria, traghettando individualmente senza troppi fronzoli. Forse per i messinesi non sarebbe un grande problema, ma per i siciliani che vogliono sbarcare “sul continente” potrebbe diventare un’avventura omerica.

Cerchiamo di entrare nel dettaglio: un palermitano disposto ad affidarsi a Trenitalia deve attualmente sobbarcarsi quasi quattro ore di viaggio per raggiungere lo Stretto. Da Enna, Caltanissetta e Siracusa c’è il tempo di recitare un centinaio di rosari. Così, mentre in Italia si discute d’alta velocità e s’incalza l’ex dirigente Incalza per le presunte azioni illecite, nell’isola bisogna affidarsi ai binari dell’anteguerra, quasi fossero l’unica ancora di salvezza. Solo fideis, dice Papa Francesco, il quale bontà sua non ha mai visto le condizioni delle nostre ferrovie.

Arrivato a Messina dopo la lunga maratona, sperando che i ritardi siano stati scongiurati, il malcapitato dovrebbe trottare tempestivamente verso la nave in direzione calabra. manifestazione vertenza stretto messina (26)Anche qui, il ticchettio dell’orologio diventa decisivo: un lieve mutamento dei programmi, un qualsiasi imprevisto e il treno partente da Villa San Giovanni potrebbe essere perso definitivamente. Tutto è legato alla congiuntura astrale, alla fortuna, al Fato. Si obietterà: va bene, sarà anche un percorso tortuoso, ma una simile strategia aziendale volta al risparmio produrrà perlomeno notevoli benefici per l’azienda. Possibile, eppure a ben guardare i treni a lunga percorrenza che rischiano di essere soppressi sono appena cinque. Per tale ragione serpeggia il sospetto che si tratti di uno scalpo d’agitare, un ulteriore segnale d’abbandono dell’isola, la messa in soffitta della questione siciliana.

Sul versante dei lavoratori la confusione è alimentata da una sottile distinzione. L’Orsa, da un lato, ha indetto lo sciopero, non credendo alle rassicurazioni verbali offerti dalla classe dirigente regionale. Cgil, Cisl, Uil, Fast e Ugl aderiscono alla mobilitazione, senza però incrociare le braccia. Una forma di dissociazione parziale che alimenta scetticismo. Un tempo si diceva “bisogna marciare divisi per colpire uniti“. Adesso vanno tutti insieme appassionatamente, ciascuno però per la sua strada.