Messina, scandalo Gettonopoli. Crocetta si butta avanti per non cadere indietro: la tattica del Governatore

Tagliare le indennità e poi il numero dei consiglieri: Crocetta propone una ricetta difficile quando la soluzione è a portata di mano

crocetta al cas (1)Rosario Crocetta è fatto così: quando un problema diventa centrale nell’agenda politica, lui si alza, urla, scalcia e strepita. Non ce la fa ad affrontare la questione con pacata risolutezza: deve prima far capire all’opinione pubblica che su quella battaglia, qualunque essa sia, ne vanta a buon diritto la primogenitura.

Nel frattempo i giornali offrono ai lettori le dichiarazioni del Governatore, esternazioni che si traducono sempre in “immediati” vertici di Giunta, “decisivi” per il futuro assetto della Regione. Poi le settimane passano, il caso si sgonfia e a ben guardare ci si rende conto che nulla è stato fatto, di là dall’adozione dei toni sensazionalistici.

Anche sullo scandalo Gettonopoli corriamo il medesimo rischio. Agrigento, Siracusa e Messina non sono casi isolati: rappresentano un terzo delle province isolane, e le inchieste potrebbero colpire altri Palazzi importanti. Quando gli agenti della Digos si sono presentati a Palazzo Zanca, Crocetta si è soffermato coi giornalisti e ha offerto la sua versione dei fatti. Indignazione per l’ennesimo scandalo, certo; denuncia della mala-politica, ovviamente; e poi? Una promessa: rivedremo le indennità dei consiglieri, perché amministrare la cosa pubblica non può essere “una professione ma un’attività di servizio “.

Crocetta garantiva un intervento “celere” per evitare d’insozzare i politici che onorano con passione il proprio mandato. Non contento, il presidente della Regione ha voluto gettare il cuore oltre l’ostacolo: pare infatti che a Palermo si stia studiando la possibilità di ridurre il numero dei consiglieri in talune realtà comunali. Misura legittima, ancorché discutibile, che non va al nocciolo della questione.

Come ha ben evidenziato Sebastiano Caspanello sulla Gazzetta del Sud, la legge regionale prevede che il gettone di presenza scatti automaticamente in caso di effettiva partecipazione del consigliere alle sedute istituzionali. Ma cosa s’intenda con “effettiva partecipazione“, questo la legge non lo chiarisce. Amnesia? Vuoto? Lacuna? Scegliete l’opzione che preferite, certo è che in siffatta maniera la regolamentazione viene girata de facto ai Consigli, i quali possono navigare – con maggiore o minore malizia – nel margine di discrezionalità.

Allora anziché affrontare discorsi complessi sul futuro assetto di ogni ente locale, anziché promettere la scure sugli stipendi dei consiglieri, non sarebbe più logico e opportuno – sebbene politicamente meno popolare – intervenire tempestivamente e dettare le linee guida con spirito pragmatico? Non si potrebbe specificare che la presenza diventa effettiva quando si sta in aula dal primo all’ultimo minuto, evitando di elargire gettoni per mere comparsate?