Messina, la Calabria moderna vista con gli occhi di Vincenzo Naymo

11069698_10206660669299673_1760776206_oUn dibattito serrato, una interlocuzione dialogica effervescente, una analisi approfondita dei problemi storici e sociali della Calabria in età moderna. Tutto questo è stata la Tavola Rotonda, a più voci, tenuta il 18 marzo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina per discutere dei recenti libri di Vincenzo Naymo sulla Storia della Calabria. Protagonisti di questa elevata performance sono stati Giuseppe Caridi, Michela D’Angelo, Angelo Sindoni, tutti e tre professori ordinari di Storia moderna nell’Università di Messina, coordinati da Mario Bolognari, ordinario di Antropologia culturale. A questi si è aggiunto, in modo originale e appropriato, il notaio Melchiorre Macrì Pelizzeri, in rappresentanza del Consiglio Nazionale del Notariato.

La figura professionale del notaio è, infatti, al centro di una documentatissima ricerca di Naymo, condensata nel libro “Notai e notariato in Calabria in età moderna” (Rubbettino Editore). Tutti i relatori hanno sottolineato che, da questo studio, si desume che è riduttivo parlare del notaio come di una figura professionale tout court; in Calabria, e per esteso nel Mezzogiorno, dove lo Stato era spesso lontano e assente, il notaio veniva ad assumere di fatto una funzione di “supplenza”, svolgendo il ruolo di pubblico ufficiale che, per la sua autorevolezza, riscuoteva la fiducia sia delle classi sociali che delle istituzioni. La Prof. D’Angelo ha sottolineato, poi, come la documentazione notarile risulti ancora oggi una fonte dal valore straordinario. Il notaio aveva un ruolo multiforme, non ultimo quello intellettuale; gli atti da lui redatti, in un avvincente miscuglio di latino, di italiano, di dialetto, costituiscono un campionario prezioso e oggi un reperto pressoché unico  del dialetto calabrese – come ha sottolineato il Prof. Saverio Guida – con termini specialmente in uso nella cultura materiale (Mario Bolognari).

Uno studio di più largo valore ermeneutico è poi l’altro libro di Naymo: “Gli “stati” feudali nel Regno di Napoli. Economia, società e governo del territorio in età  moderna”. Qui il sistema e le famiglie feudali, calabresi e meridionali, vengono ricostruite – secondo il Prof. Caridi – con una penetrazione molecolare, che dimostra la funzione di asse portante che esse hanno avuto per secoli nella società meridionale.

L’intervento del Prof. Sindoni ha poi sostenuto che l’evoluzione metodologica da un libro all’altro fanno di Naymo (professore associato abilitato di Storia moderna) uno studioso capace di superare, con piglio sicuro, la visione localistica e municipalistica per assurgere a una ricostruzione dei processi storici nel profondo, con una tecnica di storia “globale”.

La manifestazione, organizzata dal Dottorato di “Storia dell’Europa mediterranea”, ha visto anche la presenza del Direttore editoriale della Rubbettino, Luigi Franco, che ha messo in luce l’impegno verso i libri di qualità, che hanno richiesto – da parte degli Autori, dei Direttori di Collane, dell’Editore – uno sforzo supplementare rispetto al panorama sempre più conformistico dei libri commerciali.