La Concordia al porto di Gioia Tauro, le proposte dei politici e la manna che cade dal cielo

porto-gioia-taurodi Kirieleyson - Cosa direste se alcuni consiglieri comunali di un grande comune facessero una petizione al Sindaco affinché questi  esercitasse ogni pressione e svolgesse opportuna azione affinché i lavori di ristrutturazione che l’Industria ABC deve effettuare vengano assegnati a alla Ditta Rossi?

Probabilmente non ci sarebbe bisogno di dire niente, semplicemente perché nessuno si sognerebbe di scrivere una panzana del genere, dato che l’industria privata ABC ha tutto il diritto di scegliere da sé la ditta che deve farle dei lavori.

Alcuni parlamentari calabresi invece hanno scritto al presedente del Consiglio affinché “eserciti ogni pressione e svolga opportuna azione perché ’ i lavori di il disarmo della Costa Concordia siano effettuate nel porto di Gioia Tauro“. (vedi articolo di ieri)

++ Datagate: Letta a Cisr, avanti su attività verifica ++

Fermo restando l’apprezzamento delle motivazioni occupazionali ad ispirazione della petizione, nonché la consapevolezza che l’acquisizione di una commessa del genere sarebbe auspicabile per il nostro territorio, non si capisce come Letta potrebbe  intervenire nei suddetti termini senza essere poi accusato di tentata corruzione, abuso d’ufficio e quant’ altro  ancora .

Infatti  a stabilire in quale cantiere sarà disarmata la nave, dovrà essere la Società  armatrice, cioè la Carnival che, come ogni azienda, lo deciderà sulla base dell’offerta che gli sarà fatta e nessun Governo potrà farle cambiare idea, né tantomeno potrà favorire Gioia Tuaro al posto di Piombino, Gaeta o Palermo.

A nostro parere,  richieste come quella descritta –  che di primo acchito potrebbero apparire del tutto naturali e meritorie –  derivano invece da una delle radici  dei nostri mali e cioè la mentalità che dobbiamo per forza vivere di manna che cade dal cielo e quindi sperare sempre negli interventi risolutori  di questo o di quel governo, invece di prendere atto definitivamente  che siamo e solo noi a dover  creare le condizioni, ambientali e sociali, affinché poi gli altri (turisti o imprenditori) scelgano la nostra terra a differenza di altre. Lo Stato potrà  poi contribuire per quanto di sua competenza, ma è una cosa secondaria.

I politici, se sono in grado di farlo (diversamente lascino il posto ad altri),  si preoccupino di agire affinché questo avvenga e non a cercare di presentarsi come intermediari di un padre eterno dispensatore di miracoli.