“Le Iene” a Reggio per l’8 Marzo, lettera aperta: “la femminilità sta nell’aria che respiriamo”

Tra emancipazione e mariti possessivi le storie delle mogli reggine raccontate a Enrico Lucci per la festa delle donne

MimosaLettera aperta della Prof.ssa Antonella Postorino, Architetto – Ricercatore – Agente di Sviluppo Territoriale sul servizio delle Iene ed il ruolo delle donne:

Qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata da parte di una mia amica indignata che mi diceva del servizio mandato in onda nel programma “Le Iene”, subito dopo un’altra amica di Roma mi scriveva in chat per chiedermi dello stesso servizio. Incuriosita inizio a navigare sul web e mi accorgo che tutti parlano di questa vicenda, chi con tono denigratorio, chi rammaricato, chi addirittura facendo ironia e offendendo le donne del filmato. Ho voluto guardare con calma e attenzione il video girato in un locale notturno reggino, l’8 marzo, in occasione della “Giornata internazionale della Donna”, per capire meglio i motivi di tanto allarmismo. Sinceramente il servizio mi lascia quasi indifferente, ossia non mi trasmette tanto stupore, non mi sento offesa e non credo sia rappresentativo della realtà femminile della mia città, piuttosto mette in luce ciò che per molti rappresenta il “festeggiamento” della donna, un momento di trasgressione, di ostentazione, pertanto di necessità di mettersi in mostra. Una festa “commerciale” fatta ad hoc per chi non ne conosce neanche il significato, per chi non vive quotidianamente la sua “femminilità” relegandola esclusivamente ad un ruolo da “travestito”, perché di questo si tratta, donne che si “travestono” da qualcosa che non sono e festeggiano la loro “libertà di non essere”. Aggiungerei anche che si diffonde un messaggio contraddittorio nel voler dimostrare una realtà di sottomissione che in “un solo giorno/anno” si trasforma in “inferno tra banane da sbucciare e genitali di spogliarellisti da palpare”, ma questo si affronta solo a viso bendato, altrimenti si è consapevoli di ciò che si sta facendo. Nello stesso filmato, la continua “puntualizzazione” della devozione verso il padrone (l’uomo) sembra più la recita di una farsa, necessaria per giustificare la propria presenza in quel locale dove presto si consumerà il “reato”, anziché una sincera convinzione di donna sottomessa, comunque entrambe soluzioni tragiche nella loro sciorinata comicità. Se Enrico Lucci avesse chiesto alle signore chi fosse a conoscenza delle origini di questa festa o che cosa la stessa commemora, non mi meraviglierebbe se il 99% delle risposte avrebbero fornito una personale interpretazione (magari lo scoop sarebbe stato molto più interessante vista la sua finalità esclusivamente goliardica). Al sud e in particolare a Reggio Calabria, per fortuna le donne non la pensano tutte allo stesso modo e soprattutto non festeggiano nella stessa maniera le varie giornate a loro dedicate (compresa quella dedicata alla violenza sulle donne), perché non hanno bisogno di esibire ciò che rappresentano già nella loro ordinaria quotidianità. Per esempio, lo stesso giorno, a poca distanza dal localino notturno oggetto di scfesta delle donnealpore, un gruppo di donne ha organizzato un evento dal titolo “Identità Femminile”, la cui finalità a scopo benefico, ha accolto in una mostra fotografica dedicata alla danza orientale, tantissimi ospiti, uomini e donne, che si sono cimentati in un confronto culturale aperto nel quale si è discusso di poesia, antropologia, costume, arte, benessere psico-fisico e pari opportunità, queste ultime non intese come prerogativa che mette in discussione l’essere donna rispetto all’essere uomo, ma rivolte indistintamente verso la necessità che siano “pari” per tutti e soprattutto per i giovani. Al signor Lucci non interessava uno scoop che potesse esaltare gli aspetti culturali di una società tradizionalmente evoluta, bensì captare gli aspetti fagocitati dalla globalizzazione del concetto, pertanto non propri di una cultura locale, bensì di una cultura di massa, perché ovviamente lui saprà che l’emancipazione non è un fattore geografico ma culturale. Il problema è di fondo e genera molta confusione, infatti se le istituzioni preposte si limitano a festeggiare e commemorano con banali “parate” giornate come questa, come si può pretendere che il “popolino” accolga messaggi mai lanciati in attesa di ricadute mai concretizzate? In occasione delle ricorrenze annuali si dovrebbe mettere in evidenza lo stato di avanzamento di un lavoro continuo che Istituzioni e società dovrebbero condurre sinergicamente nella quotidianità, esiste infatti, dal 1996, un Ministero al quale afferiscono numerose commissioni a diversi livelli di governo, che dovrebbero avere un ruolo non solo attivo ma anche incisivo sulla società e sulla trasmissione dei valori essenziali delle Pari Opportunità intesa nella sua accezione più profonda. La nostra società sta vivendo un periodo di grande crisi che ancor prima di essere identificata come “economica” affonda le sue origini nella crisi culturale e sociale, nella crisi dei valori, etica e morale. Spesso mi ritrovo a parlare di femminilità con i miei studenti (uomini e donne) e anche nella rubrica radiofonica da me curata, “Istruzione per l’uso”, continuo a trasmettere questo concetto affinché pian piano si possa percepire con naturalezza e non come quell’“ostacolo” che la sottocultura tende a veicolare, con fare bigotto. Mi rendo conto che la nostra società necessita di riferimenti culturali, perché troppo spesso presa di mira da “professionisti dello scoop” (esattamente come accadeva negli anni ’90) che “usano” immagini distorte della realtà locale per “venderle” esclusivamente a loro vantaggio, a tal proposito bisogna menzionare lo scoop del fotografo Gerard Buneau che qualche mese fa si cimentò a ritrarre i Bronzi di Riace con perizoma, velo da sposa e boa di struzzo. Se mettessimo a confronto i due episodi, emerge che trattasi della stessa “operazione di subdola propaganda”, prima i “Bronzi travestiti da donne” oggi le “donne travestite da s-bronze”, strumentalizzati violenza sulle donneper fini commerciali, che contribuiscono solo a veicolare l’immagine di quanta incapacità ci sia a “tenere alto il valore delle nostre risorse culturali”. Bisogna riconoscere che il problema è profondamente culturale. Se non si respira cultura non può esistere trasmissione di valori, pertanto anche l’essere umano perderà il suo valore antropologico/culturale. Qualcuno mi dirà che lo scoop dei Bronzi ha favorito ricadute in termini di pubblicità riflessa, di fronte a questa affermazione resto molto più indignata di quanto non riesca a fare il filmato di Lucci, perché credo che non si debba mai scendere a compromessi per farsi valere e far conoscere le proprie potenzialità, bisogna semplicemente saper fare il proprio lavoro puntando alle competenze e alle intelligenze invece di farle “fuggire”. Io sono una donna preoccupata, come tante altre, perché ritengo che ormai da troppo tempo l’immagine della nostra cultura venga strumentalizzata a discapito delle generazioni future, la donna dovrebbe essere il volano di trasmissione dei valori, il primo educatore, dovrebbe rappresentare la grazia, la classe, l’eleganza, ma questi elementi sono doti che si trasmettono culturalmente, nell’aria che respiriamo, quindi è da questo concetto che bisogna ripartire, pretendere che chi ci governa ne prenda atto e traduca prima in programmi e poi in fatti i presupposti della sua ragion d’essere. Infine ritengo che solo una forte “barriera culturale” potrà essere in grado di respingere ogni tentativo denigratorio che chiunque può operare quando trova una “porta aperta” e è libero di entrare e fare i suoi porci comodi. Non bisogna più permettere che nessuno entri senza chiedere il permesso e senza dire che cosa vuole. Per fare questo è necessario RIPARTIRE DALL’OSSIGENAZIONE del nostro ambiente culturale.