I segnali positivi per l’Italia non sono frutto di Renzi

renzi e falcomatà di Giovanni Alvaro- Non se ne poteva più degli annunci fatti a getto continuo da Renzi che, tra l’altro, non lasciava neanche il tempo di far capire di cosa stesse realmente parlando. La necessità di confondere la gente andava di pari passo con roba di bassa macelleria come era ed è la ricerca di voti pesanti quali sono quelli che gli servono, in Parlamento, per continuare il percorso teso a costruire un forte potere personale azzoppando la democrazia e producendo, per la debolezza del suo gabinetto e l’incapacità del Parlamento di farsi sentire nel merito delle leggi, pasticci legislativi incredibili, tanto che si parla sempre più spesso di dilettanti allo sbaraglio.

Da alcuni giorni, però, da quando si sono appalesati i primi timidi accenni di cambio di rotta nella vicenda economica del Paese (anche se ci sono dati contraddittori come la produzione industriale), il nostro eroe, senza perdere tempo, assieme alla sua squadra, ha iniziato a recitare altre nenie che sono finalizzate a far credere che sia stata l’azione del governo a produrre il lieve venticello che forse ha cominciato a soffiare in Italia come nel resto d’Europa. Senza un briciolo di vergogna, comunque, ciò che sicuramente è frutto delle iniziative della Bce, Renzi lo ha intestato a se stesso e al governo di liceali che presiede.

I suoi ministri ripetono, come robot, le frasi del capo e i media sono inondati di: “i primi risultati si cominciano a vedere”, “sarà la volta buona”, “il meglio deve ancora arrivare”, coinvolgendo, inizialmente, uno, che liceale non è, come Padoan che nei giorni successivi, però, si è immediatamente corretto. Perché la verità, a dispetto di ciò che crede il giovanotto fiorentino, è destinata a venire a galla sempre dimostrando quanto avevano ragione Brunetta e Berlusconi che da anni sostenevano la necessità che la Bce divenisse banca di ultima istanza. Non siamo ancora a questo ma le decisioni sul Quantitative Easing che, sostanzialmente, equivalgono a quanto facevano le vecchie banche nazionali quando le difficoltà economiche spingevano a usare anche la leva monetaria (stampando carta moneta nuova e svalutando, di fatto, le monete nazionali rispetto al dollaro), vanno in questa direzione. Nel caso italiano svalutando la lira. Ed è quanto hanno fatto, praticamente, Usa e Giappone con 3 o 4 anni di anticipo rispetto all’Europa.

La coraggiosa scelta di Draghi, comunque, potrà centrare almeno tre obiettivi. Il primo consiste nel non incrementare ulteriormente il debito pubblico e, addirittura, di poterlo ridurre. Si interrompe, infatti, il circolo vizioso dalla vendita di obbligazioni ai privati per avere la liquidità necessaria per il funzionamento del Paese, che comportava, comunque, il rimborso delle somme ottenute con relativi interessi. Il secondo dovrebbe essere facilmente raggiunta perché la massa monetaria immessa nel mercato farà lievitare l’inflazione (massimo al 2%) facendoci uscire dalla deflazione e stimolando la crescita perché provocherà l’aumento dei redditi da lavoro e quindi la capacità di spesa dei cittadini. Il terzo obiettivo sarà la parità dell’euro col dollaro che produrrà un rilancio dell’export italiano riaprendo l’incremento dell’occupazione necessaria per poter rispondere adeguatamente alle richieste di prodotti ‘made in Italy’.renzi falcomatà (6)

A questi tre obiettivi va aggiunto il clima nuovo che essi possono determinare e la fiducia che si può innescare. Sarà Renzi che deve, però, giocare la partita decisiva nell’attivare investimenti, soprattutto nel profondo Sud che, altrimenti, continua a soffrire per il suo drammatico isolamento. Il Sud, invece, può diventare quello che la Germania dell’Est è stata per la Germania unificata: una grande occasione per la crescita e lo sviluppo dell’intero Paese. In quest’ottica la ripresa dell’iter del Ponte (cantierabile in pochi mesi) può diventare ‘lo sblocca Paese’ per l’infrastrutturazione che ne consegue (A/V e A/C, allargamento gallerie appenniniche e alpine, rilancio dei porti), per il potenziamento dell’industria dell’acciaio (Taranto, Terni, ecc.), per la logistica di alto livello necessaria a gestire gran parte del traffico merci del Mediterraneo.

Solo allora, e senza ‘rubacchiare’ niente ad alcuno, si può parlare di ‘volta buona’.