Una Camera di Commercio per lo Stretto. Bisignano incalza: “non farlo sarebbe da folli”

bisignanoIl disegno nazionale di revisione degli enti camerali ha acceso il focolaio di una polemica che è divampata nelle scorse settimane. A Messina, come abbiamo raccontato, la decisione di legare il destino dell’ente alla CCIAA di Catania non è stata apprezzata da molti. Se il leader di Confcommercio, Carmelo Picciotto, ha descritto la decisione di Unioncamere come l’ennesimo “scippo” perpetrato ai danni dei messinesi, Michele Bisignano – ex assessore provinciale e storico sostenitore dell’unione politica fra Reggio e Messina – si è spinto oltre, promuovendo un’idea alternativa, ossia la sintesi fra le strutture delle due coste per promuovere un’agenzia di sviluppo territoriale.

Accorinti e Falcomatà – rileva ai nostri microfoni – hanno detto di credere fortemente nell’Area Integrata. E’ la direzione giusta. Oggi come oggi o ragioniamo concependo lo Stretto come una vasta area o non ci sono prospettive di sviluppo credibili. Sul fronte degli enti camerali bisogna costruire una cabina di regia così da mettere a posto le tessere del mosaico e dare vita ad una effettiva cooperazione”.

Messina e Reggio sono città con problemi simili, però sono due realtà Metropolitane diverse. La prospettiva di una sola Camera di Commercio, per giunta a cavallo fra due Regioni, non rischia di creare disguidi?

Al contrario, la collaborazione è fondamentale. Con le sfide europee chi resta confinato nella propria realtà si trova presto o tardi ristretto ai margini. Basti pensare che nel Nord Europa ci sono addirittura Regioni e Stati diversi che stringono accordi di partenariato per superare le rispettive criticità. Da noi, invece, spesso e volentieri si è usato il tema dell’autonomia, della specificità siciliana, in maniera strumentale, allontanando gli investimenti”.

Perché accorpare Messina con Catania sarebbe innaturale?

Perché si rischierebbe la colonizzazione della realtà peloritana. Le imprese etnee hanno esigenze specifiche diverse, non si può mettere tutto in un unico calderone senza correre dei seri rischi”.

stretto01E Reggio, in tale frangente, che vantaggi avrebbe?

Reggio sta alla Calabria come Messina sta alla Sicilia. Bisogna superare le debolezze dei rispettivi tessuti, immaginando un unico ente che sappia agire in maniera diversa rispetto al passato. Parliamo di due grandi Città Metropolitane che potrebbero creare una realtà solida: solo dei folli non sfrutterebbero questa situazione. C’è un sistema portuale forte, una rete aeroportuale al servizio degli utenti. Ma si pensi solo al turismo e a ciò che Messina e Reggio potrebbero guadagnare”.

Concretamente quale sarebbe il ruolo di una siffatta Camera di Commercio? Cioè come dovrebbe agire sul territorio per supportare le imprese?

Dovrebbe fare ciò che è previsto dalla nuova normativa, ossia affiancare le start-up, promuovere le innovazioni, far crescere le imprese fondate da giovani e donne, assistere le aziende nel processo di sfruttamento dei finanziamenti europei. Mansioni che sono proprie anche delle Città Metropolitane, coincidono quasi simmetricamente, ecco perché la volontà politica diventa centrale”.

Insomma, il nuovo ente diverrebbe il volano della crescita?

Potrebbe diventarlo se operasse in questa direzione, se abbandonasse la logica degli interessi settoriali finora abbondantemente prevalente, mettendo in contatto non solo due città, ma due province intere. Si tratta di accettare una sfida e di riempire di significato un contenitore potenzialmente dinamico: se si avrà la capacità di realizzare le condizioni giuste, si creeranno le giuste prospettive.  Altrimenti non andremo da nessuna parte”.