Sicilia, 16 euro e tanti saluti: il divorzio low-cost arriva a Palermo

divorzioLa Sicilia attraversa una difficile congiuntura a livello economico: se l’Italia arranca in Europa, l’isola è la maglia nera dello Stivale e la polemica sul default è solo l’ultimo atto di una tragedia nota ai più. Lo stillicidio di locali falliti, l’aumento della disuguaglianza, il commiato dal famoso “ascensore sociale“, sono dati difficili da smentire.

In tempi di magra, anche le istituzioni devono rivedere le proprie priorità. Oddio, intendiamoci, non tutte: le spese folli dell’Ars, il miracolo dei vitalizi e delle pensioni che lievitano a dispetto del buonsenso, testimoniano la distanza che intercorre fra paese legale e paese reale, una distanza che dà forza alle argomentazioni qualunquiste di chi vuol spazzare via le istituzioni esistenti, bocciate con buona pace della decantata autonomia.

Gli enti locali, però, devono tenere in debita considerazione la crisi e sono talora costretti a stravolgere la vita quotidiana delle proprie comunità. accorinti ialacquaA Messina la Giunta Accorinti si è impegnata per garantire il funerale calmierato: un atto importante, ancorché lugubre, visti i costi connessi al riposo eterno. Inutile negarlo: perfino nei momenti più solenni, caratterizzati da un dolore profondo, c’è sempre qualcuno che alimenta un vergognoso mercato delle vacche, con prezzi esorbitanti per loculi, bare et similia. Non è il primo atto oculato dell’Amministrazione in tal senso: non si può dimenticare l’istituzione del crematorio, avamposto di civiltà per chi non brama un posto al Camposanto Comunale e preferisce vedere le proprie ceneri disperse in mare.

Più discutibile è la svolta palermitana dei divorzi facili, poiché s’intacca l’unità familiare trattandola con estrema noncuranza. In sostanza, nel capoluogo siciliano, si è voluto ribadire un principio “moderno“: se due persone non vogliono più stare assieme, non devono avere rogne. Così, con appena 16 euro, può essere sciolto quello che un tempo veniva definito “sacro vincolo” e che oggi, a quanto pare, non è passato indenne sotto la scure della precarietà. Naturalmente la decisione dell’Amministrazione palermitana sta scatenando polemiche, poiché la prima cellula della società rischia di dissolversi al prezzo di cinque o sei granite. Dicono che sia l’andazzo dei tempi. Sarà, ma fra Messina e Palermo c’è una sostanziale differenza: uscire di scena senza schiamazzi può essere un tocco di classe, congedarsi senza noie da moglie o marito sembra più il tentativo di assecondare un capriccio. Ça va sans dire.