Reggio, Saline Joniche resta un letamaio: la Centrale a Carbone non si farà, persa la più grande occasione di sviluppo

centrale carbone saline jonicheLa cosa più assurda è che sono tutti felici e contenti. Dalle associazioni ambientaliste al neo-governatore della Regione Mario Oliverio: la Centrale a Carbone di Saline Joniche non si farà, quindi Saline Joniche resterà così com’è. Una fogna. Una discarica. Un immondezzaio. Esultano come se avessero salvato un paradiso terrestre, un gioiello del turismo dall’economia fiorente, un territorio florido e produttivo.

saline jonicheIn realtà la decisione del Tar del Lazio, che ieri ha accettato il ricorso presentato nel novembre 2012 da Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF e poi unificato a quello della Regione Calabria portato avanti dall’ex governatore Scopelliti contro la realizzazione della Centrale che intanto aveva ottenuto tutti i pareri positivi dal Governo centrale e aveva superato i certificati richiesti a livello nazionale, non fa altro che abbattere la più grande occasione di sviluppo che il territorio di Reggio e della Calabria ha avuto negli ultimi anni, dopo il Ponte sullo Stretto ovviamente. Con la differenza che qui il progetto, la procedura e i soldi erano tutti in fase più avanzata. Stiamo parlando di un miliardo e mezzo di euro, un investimento al 100% di capitali privati, il più grosso degli ultimi 40 anni nella storia del Sud Italia. Quante e quali opportunità un progetto del genere avrebbe potuto portare come beneficio al territorio, in termini economici, occupazionali e di indotto?

centrale saline jonichePerchè nessuno, oggi, parla dei circa 1.000 nuovi posti di lavoro che sfumano così come se nulla fosse, nella Calabria del 21% di disoccupazione e del 50% di disoccupazione giovanile? Perchè nessuno spiega, oggi, quale tipo di riqualificazione il progetto della centrale prevedeva per rilanciare un’area altamente degradata, sui cui esiste tuttora un vecchissimo impianto industriale realizzato all’inizio degli anni ’70 e ma mai entrato in funzione? E’ l’emblema della Calabria e del Sud, che evidentemente non vogliamo più scrollarci di dosso.

Centrale Saline JonichePerchè oggi nessuno, a partire dagli “ambientalisti”, spiega alla gente quali benefici per il territorio erano previsti nel progetto della centrale, e che sfumano nel nulla? Si trattava di interventi volti alla tutela e alla valorizzazione dei beni naturali dell’area e al rilancio socio-economico del territorio, come il recupero e la conservazione della tartaruga marina Caretta Caretta, il ripristino del porto, la valorizzazione del sito di interesse comunitario del Pantano, la realizzazione di un villaggio ecosostenibile e di una fattoria degli agrumi e varie altre iniziative - in ottemperanza alle richieste normative – per circa 35 milioni di euro. La Centrale si sarebbe andata ad inserire nel contesto socio economico dell’area intervenendo su aspetti strategici per l’economia locale, ad esempio sostenendo la costituzione di un laboratorio di progettazione partecipata che avrebbe permesso di utilizzare i finanziamenti europei che vengono in larga parte rimandati a Bruxelles per mancanza di capacità progettuale.

Saline JonichePerchè oggi nessuno spiega ai residenti della provincia di Reggio Calabria, della città di Reggio e dei comuni della jonica, quali e quante agevolazioni economiche avrebbero potuto avere dall’utilizzo di energia pulita, prodotta dal carbone di ultima generazione con tecnologie innovative ed utilizzate oggi in tutti i Paesi sviluppati del pianeta, per abbattere completamente i costi della propria bolletta e con conseguenti investimenti aziendali in un’area dall’energia agevolata? Quindi altri posti di lavoro e altro sviluppo?

BALLOTTAGGI: ACCORINTI (NO PONTE) VINCE A MESSINAL’unico vero risultato di tutta questa storia è quello di lasciare l’area dell’ex-Liquichimica così com’è. Un letamaio storico che rappresenta la vergogna di cui orgogliosamente andiamo fieri. Abbiamo detto “NO” al Ponte, adesso “NO” anche alla Centrale di Saline, intanto Reggio sta morendo, l’Aeroporto dello Stretto rischia di chiudere definitivamente, le OMECA sono state svendute ai giapponesi (e c’è chi esulta anche per quello!), le istituzioni locali non riescono a garantire neanche i servizi minimi come la pulizia dei marciapiedi e il manto stradale, l’economia non mostra alcun segno di ripresa ma siamo tutti felici e contenti perché il più grande investimento degli ultimi 40 anni nella storia del Sud non si farà. Poi, però, ci lamentiamo se le grandi aziende scappano dall’Italia e se Paesi considerati fino a poco tempo fa del “terzo mondo” oggi sono più attraenti e abbienti rispetto al nostro Sud. Ma noi siamo fatti così: dobbiamo sempre piangerci addosso e fare in modo che “tutto cambia affinché nulla cambi“. Ovviamente col sorriso sulla bocca. Almeno quella, non è una cosa negativa.