Reggio, Cafiero De Raho insiste: “‘Ndrangheta-ISIS, legami concreti: il terrorismo cova in Calabria”

Il Procuratore Distrettuale reggino mette in guardia su possibili ‘strane alleanze’

isis C’è qualche elemento concreto alla base della preoccupazione espressa dal procuratore di Reggio Calabria sul rischio di saldature di interessi fra la `ndrangheta e il terrorismo di matrice islamica. “La polizia postale ha iniziato un controllo a largo raggio e ha individuato persone che indirettamente sono legate a gruppi a loro volta riconducibili al mondo del terrorismo – ha detto Federico Cafiero De Raho a Voci del Mattino, Radio1 – Sono persone che comunque condividono quelle logiche, si collegano a siti sui quali si propaganda il terrorismo e appartengono a etnie nelle quali sta facendo proseliti l’Isis. Personalmente ho maturato una certa esperienza sul rischio di intrecci fra criminalità organizzata e terrorismo quando mi occupai del legame fra il clan dei casalesi e un gruppo di pachistani legati a una cellula terroristica. Ora, La `ndrangheta ha bisogno di armi e droga e i terroristi, per operare sul territorio, hanno bisogno di basi logistiche sicure e segrete, quindi necessitano di persone e luoghi in grado di fornire coperture e ospitalità. E questa caratteristica – ha aggiunto il procuratore di Reggio Calabria – di certo non fa difetto alla `ndrangheta, che ha un controllo capillare del territorio ed è una organizzazione che travalica i confini nazionali, ha rapporti con soggetti in estremo e medio oriente, come dimostra la sua leadership nel mercato dell’eroina, tanto da diventare fornitrice di Cosa Nostra a New York. Tutti questi elementi inducono a pensare che se l’Isis cercasse punti di appoggio solidi in Italia potrebbe trovarli qui, in Calabria. Non dobbiamo farci trovare impreparati”. “D`altra parte, la Calabria è un punto di approdo per i migranti dalla Libia – ha osservato Cafiero De Raho parlando a Voci del Mattino – 13 mila sono sbarcati nel distretto di Reggio Calabria e in questa moltitudine si possono confondere anche soggetti appartenenti a gruppi terroristici. Per questo motivo va alzato il livello di attenzione. E’ ovvio che nelle situazioni di grande emergenza che si creano negli sbarchi si pensi innanzitutto all’aspetto umano, alla salvaguardia della salute delle persone ma di concerto con il prefetto abbiamo predisposto un protocollo attraverso il quale si vuole garantire una identificazione dei migranti che arrivano, in modo da avere per ognuno di loro una scheda con foto e impronte digitali. Non possiamo avere la certezza che l`identità che dichiarano corrisponda a quella reale, e questo sarà eventualmente oggetto di indagini successive – ha concluso il procuratore Cafiero De Raho – ma intanto è molto importante sapere che quella persona, con quei tratti somatici, quelle impronte, è entrata nel territorio italiano, a una data ora di un dato giorno”.