Reggina, quante ombre: lo Zio d’America che non c’è…

lillo-fotiBasta appelli. Maledetti soldi. Ci sono o non ci sono? C’è o non c’è lo zio d’Amercia? Si. Noi lo conosciamo bene: “Lo zio d’America“, ma quello di Roma, un notissimo ristorante sulla Nomentana. Sicuramente quello vero non sbarcherà a Reggio Calabria a regalare soldi.

Vicenda Ingarbugliata.

Qualcuno ci sarebbe davvero, se non si tirerà indietro a sborsare qualcosa come 200/300 mila € per sostenere la causa Reggina sotto l’aspetto finanziario. Ma non c’è nessuno che possa/voglia rilevare l’intera proprietà del maggior azionista. E a questo punto basta chiacchiere. Si esca allo scoperto. Basteranno le promesse avute da club di serie A ad acquistare i cartellini di alcuni giovani per vedere il futuro meno nebuloso? Tutti questi disgustosi proclami da campagna elettorale sulla criticità della situazione economica del club, sul fatto che non ci sono soldi, tantomeno le condizioni per affrontare i gravosi problemi in prima persona, fanno solo ridere (amaro). Continueranno a scriverli altri questi annunci infelici. Sicuramente noi non spenderemo una parola per tutelare non si sa chi o cosa. Perché dopo che si è riusciti a dilazionare coscientemente circa 10 milioni di debiti, non si può tornare nuovamente sul luogo del delitto ed uscirsene dopo due mesi con le solite manfrine. Per di più con un azionariato popolare triste. Noi non teniamo il sacco a nessuno, perché vogliamo le migliori sorti della Reggina e la amiamo con tutto il nostro cuore. Siamo stati tra i pochi ad acquistare qualche azione, non certo per reverenza nei confronti di qualcuno, non certo per risollevare il club con cifre molto modeste, ma per una questione di affetto e appartenenza nei confronti di questa maglia, di questa bandiera, della gloriosa storia amaranto. La gente però è stufa. Se non si riesce più a gestire uno spogliatoio in Lega Pro composto per lo più da ragazzini comportandosi da “duri” o da “duro”, significa che la situazione non sia poi così idilliaca come la vogliono far apparire. Ed è da anni che al Sant’Agata non c’è più la gioia del gioco del pallone, ma soltanto contrasti e tensioni. Inutile chiudere la porta dopo che i buoi sono scappati. Apritevi voi al mondo senza finzioni. La verità paga sempre. Vogliamo una Reggina che sia simpatica e sorridente a tutti. Una società di calcio deve essere una scuola, non una caserma.